Il blog di Elisa Russo: articoli pubblicati su Il Piccolo, news da In Orbita (su radio e Telecapodistria). E altro (romanticismo, psichedelia, sana demenza, sense of wonder).
MERCOLEDì 4 NOVEMBRE PRIMA DATA DEL TOUR “A SANGUE FREDDO” DE IL TEATRO DEGLI ORRORI.
H 21.30 TEATRO MIELA, TRIESTE.
Mercoledì alle 21.30, il tour de Il Teatro degli Orrori parte dal Miela. La band presenta il secondo album «A Sangue Freddo»: un disco di rock applicato alla canzone d'autore, denso di contenuti, registrato alle Officine Meccaniche di Mauro Pagani. Intervista a Pierpaolo Capovilla:
Elisa_ In teoria la vostra proposta musicale potrebbe risultare ostica, eppure avete avuto sempre un ottimo riscontro: buone recensioni, rispetto di pubblico e critica, grandi folle ai concerti. Ora il vostro nuovo disco ha registrato record di ascolti in streaming su rockit. Vi aspettavate qualcosa del genere quando avete iniziato?
PPaolo_ Credo di sì. Ci aspettavamo il successo nella stessa misura in cui abbiamo sempre creduto nella bontà delle cose che facciamo. Se fai musica e ci spendi la vita per farla, che senso avrebbe se nessuno ti ascoltasse?
Elisa_ I tuoi testi sono molto belli, hanno valore anche a leggerli da soli, come fossero poesie. Mi racconti come lavori alla scrittura, da dove trai ispirazione? Hai mai pensato di far uscire un libro come hanno fatto alcuni tuoi colleghi musicisti (da Vasco Brondi a Godano)?
PPaolo_ Io scrivo canzoni. La mia più grande ambizione è scrivere canzoni non soltanto dotate di senso, ma anche di tensione poetica. Detto questo, non credo d'essere un poeta e non sono uno scrittore; sono il cantante de Il Teatro degli Orrori, e sono felice d'esserlo.
Elisa_ Nel disco ci sono parecchi ospiti, il concerto sarà ovviamente molto diverso dal disco, cosa deve aspettarsi chi viene a vedervi?
PPaolo_ La dimensione dello studio è così diversa da quella del palco.... In studio puoi articolare le canzoni così come vorresti ascoltarle a casa, nel tentativo di fare di esse una colonna sonora della quotidianità. Dal vivo l'aspetto evenemenziale diventa imperioso, e ciò che conta è l'attimo. Il disco e lo spettacolo non devono necessariamente coincidere.
Elisa_ In formazione avete un batterista triestino, Franz Valente, ed il tour parte proprio da Trieste. Tu cosa conosci/apprezzi di questa città?
PPaolo_ Umberto Saba diceva che "Trieste ha una scontrosa grazia. Se piace, è come un ragazzaccio aspro e vorace, con gli occhi azzurri e mani troppo grandi per regalare un fiore, come un amore, con gelosia". A Trieste respiro l'aria dell' Europa, e il profumo del mare. Trieste è un caso unico.
Elisa_ Avete inoltre lavorato con un’etichetta della nostra regione, La Tempesta. Negli ultimi anni La Tempesta ha fatto uscire molti dei dischi italiani più significativi. Qual è il segreto del loro successo secondo te?
PPaolo_ La Tempesta è fatta da un gruppo di persone che perseguono l'entusiasmo per la buona musica. Credo che il segreto sia questo. Fare le cose per il piacere di farle. Toffolo, Moltheni e tutti de La Tempesta, sono profondamente legati alla musica, sono per così dire, "vocazionali", e questo fa di loro non soltanto degli ottimi produttori e partners affidabili, ma anche delle persone belle ed avvincenti.
Elisa_ Consigliaci un libro, un film, un disco.
PPaolo_ "Palme Selvagge", di William Faulkner. "Il Servo", di Joseph Losey. "Well of Misery", di Nick Cave and the Bad Seeds.
Elisa_ Il Padre Nostro, Majakovskij, De Gregori, De André, Pino Daniele, Ken Saro Wiwa, Artaud, Capote… qual è il collante che tiene assieme tante immagini ed influenze in maniera così fluida?
PPaolo_ Guarda, ... io ci metto tutto il cuore e il cervello, ma soprattutto ci metto l'intera cultura che possiedo, nello scrivere i testi delle nostre canzoni. Ogni singola canzone per me è una prova capitale. Se non fossero importanti fino alla paranoia, non varrebbe la pena scriverle. Le citazioni non sono mai casuali, ma sono parte integrante ed organica della narrazione, sono sempre suggestioni ed allegorie ben meditate.
Elisa_ Qual è il personaggio, anche di epoche passate, che in assoluto ti sarebbe piaciuto di più incontrare in vita tua?
PPaolo_ Gesù Cristo? Forse mi accontenterei di Enrico Berlinguer.
Scherzi a parte, mi piacerebbe incontrare un vecchio zingaro, e leggergli negli occhi che è felice di vivere accanto a me.
Venerdì 30 ottobre, alle 22, i triestini Sinestesia presentano il nuovo cd al Rock Club di Ronchi Dei Legionari, Gorizia. Il loro secondo album «The Day After Flower» (Aereostella/Edel) esce ufficialmente a novembre ed è prodotto dalla band assieme a Franz Di Cioccio (PFM). Sinestesia è il nome scelto dai cinque musicisti per rappresentare la loro musica, un crossover tra melodicità compositiva ed esecuzione ricca di energia. Uno stile singolare, con due spiccati sensi musicali, l’hard rock e il progressive, dove la molteplicità espressiva dei singoli artisti permette al gruppo di spaziare in uno ampio spettro di emozioni: dal metal alla psichedelia, coniugando la ricchezza del progressive ‘70 con sonorità sperimentali di oggi.
La band è attiva, con la line up attuale, dal 2005: Roberto De Micheli (chitarra), Alberto Bravin (tastiere), Paolo Marchesich (batteria), Alessandro Sala (basso) e Riccardo De Vito (voce).
Il primo disco «Sinestesia» (Immaginifica/BTF) è uscito nel 2007, sempre con la produzione di Franz Di Cioccio. Hanno poi suonato al Gods of Metal, a Roma Rock, al Rolling Stone, al Teatro Allianz per promuovere il disco. Nel 2008 hanno partecipato alla compilation natalizia «It's Christmas Time» (Aereostella/Edel), accanto a PFM, New Trolls, Fish, Sarah Jane Morris e molti altri. Il bassista dei Sinestesia, Sala, è stato anche il vincitore del reality «La Pupa e il secchione», in onda qualche anno fa su Italia 1.
Come è nato questo nuovo album?
«Per questo disco abbiamo lavorato sodo, - rispondono Bravin e De Micheli - i brani hanno subito delle rielaborazioni continue, perché cercavamo un equilibrio maggiore rispetto al primo lavoro, ci interessava suonare canzoni che potessero arrivare a più gente possibile senza necessariamente doversi piegare a qualcosa di troppo semplicistico. In questo è stato fondamentale il lavoro di Nick Ardessi, che ha lavorato fianco a fianco con noi sia in fase di produzione che di arrangiamento. Il tutto è culminato poi, grazie alle possibilità di Franz Di Cioccio, nel lavoro di mastering, che è stato fatto al Nautilus, nome molto noto agli addetti ai lavori». Com’è stato lavorare con Di Cioccio?
«Molto indipendente, nel senso che abbiamo campo libero, i paletti che ci mette sono per lo più riguardanti il senso di fondo. Ci aiuta a trovare il collante tra le varie cose che compongono l'opera, e solitamente lo fa in modo che ci arriviamo da soli. Questo ci ha fatto crescere molto negli ultimi due anni». Sala si è trasferito a Berlino. Come fate a conciliare ciò con gli impegni della band?
«Per il momento siamo riusciti a far quadrare il cerchio tra la quantità di chilometri che ci separano e i nostri impegni. Ora che gli appuntamenti diventeranno maggiori dovremmo ingegnarci ancora meglio, questo non ci preoccupa ma ci stimola ad essere più produttivi in ogni specifica situazione». Trieste?
«Città ricca di talento, ma con poca organizzazione e poca umiltà. E in questo ambiente devi imparare molto velocemente a tenere a freno la lingua». Cosa succederà stasera?
«Perchè venire a vedere i Sinestesia live? Per diversi motivi: un disco nuovo dove c'è dietro tanto amore e tanta dedizione, un momento per sentire un po’ di musica non conforme e uno stand del marchio di chitarre Manne, con un po’ di strumenti da provare».
Oggi alle 21 Matteo E. Basta (nome d’arte del cantautore triestino Matteo Bognolo) presenta il suo nuovo ep «Lacrime» a Palazzo Manzioli (in Piazza Manzioli 5 a Isola, Slovenia). Non solo un concerto, ma anche una mostra in collaborazione con la Comunità Italiana di Isola e la graphic artist Ines Marie Flis (che ha firmato la copertina e la grafica del disco e che esporrà le sue opere su legno a partire dalle 20).
«Festeggiamo l’uscita del cd a Isola – spiega Bognolo - per molte coincidenze tra compilation slovene e riprese tv (ci sarà Music Box a girare una puntata per il programma Backstage Live)». Dove si trova «Lacrime»?
«Il singolo/EP con 4 brani, è già in vendita nei circuiti di download digitali come itunes, amazon, etc… oppure si può scaricare sul mio sito, www.matteoebasta.it. Per ora la distribuzione è solo digitale, oltre alla vendita ai concerti. Se poi dovesse esserci un grande interesse, provvederemo anche alla distribuzione fisica del cd, nei negozi». Quali sono le sonorità prevalenti?
«In queste ultime composizioni il genere è il pop/rock. Con la produzione di “Lacrime” (firmata e curata da Andrea F), ho avuto la possibilità di sperimentare nuove sonorità a me solitamente lontane, più elettroniche». Da dove nasce il legame con la Slovenia?
«Dall’incontro con il produttore sloveno, ma di nazionalità italiana, Andrea F. Lui mi ha dato buoni consigli su come muovermi nel mondo della musica. Da ciò è nata una collaborazione che è sfociata nella realizzazione del singolo allo studio Hendrix di Capodistria. Sempre grazie ad Andrea F ho conosciuto Ines, e poi l’editore Alessandro Carletti Orsini di Music Force che si è entusiasmato ed ora cura la promozione radio, TV, stampa e web in tutt’Italia». E Trieste?
«Trieste è bella perché, pur essendo un granello di sabbia in confronto alle grosse metropoli, basta girarsi un attimo per scoprire validi se non ottimi musicisti che sembrano sbucare fuori dal nulla». A chi ti sei ipirato?
«Le influenze musicali sono tante, troppe – da James Taylor a Tommy Emmanuel o Leo Kottke per la chitarra acustica, da David Gray a Tom Petty o Sheryl Crow per il lavoro con la band, da Yello o Yazoo a Little Boots, La Roux, KT Tunstall, Eagle Eye Cherry o Kings Of Convenience per i suoni più patinati in studio. In realtà nessuno di questi è predominante, più che altro ho trovato una mia alchimia». Esiste anche un videoclip? «Sì. diretto e firmato dall’oramai celebre e pluripremiato Stefano Bertelli che da settimane è in rotazione su All Music e su altre emittenti e sul web, ne sono molto soddisfatto». La tua band?
«Ora collaboro con i musicisti della band “Move & Groove”: Giorgio Biselli basso e cori, Matteo Rivierani tastiere e cori, Francesco Rigo chitarra elettrica, Massimo Felice batteria; è una band affiatata che suona insieme da molti anni ed è un vero piacere lavorare in un contesto di totale intesa musicale». Che consiglio daresti a un musicista esordiente?
«Di prepararsi ad un grossissimo, duro ed inesauribile lavoro senza sconti di pena se si parla di lavorare con la musica, ma se si parla invece di vivere con la musica, tutti i giorni, averla come compagna in ogni momento della nostra vita, allora non c’è bisogno di “sognare di vivere con la musica” perché la musica va vissuta a pieno senza compromessi e solo così facendo potremmo godere di tutti i suoi benefici».
L’Associazione Musicale Jambo Gabri, sabato scorso, ha inaugurato la sua nuova sede, in Via Del Veltro 43/b a Trieste. A fare gli onori di casa, i genitori di Gabriele Manfioletti, mancato ai propri cari il 24 ottobre 2008 in un incidente stradale. Aveva 18 anni, grande talento musicale, suonava la chitarra elettrica nei promettenti Watashiwa Cactus e in altre band. Gabriele sognava di avere un posto dove suonare, una sala prove, «perché in città ce ne sono pochissime, fatiscenti o costose», diceva. Il papà Guidalberto e la mamma Elisabetta hanno portato avanti per un anno, con dedizione e dignità esemplari, le attività dell’associazione, con l’intento di trasmettere ai giovani la sana passione che loro figlio aveva per la musica e far sì che lui stesso continui ad essere presente.
Ad un anno esatto dalla sua prematura scomparsa, ecco realizzato il sogno di Gabriele: una sala prove, una zona relax, un posto accogliente dove i giovani potranno fare musica, ritrovarsi, scambiarsi idee. Un luogo che si presta bene anche per attività culturali come presentazioni di libri, mostre, incontri. Alle 17 di sabato la sede di Via Del Veltro era stracolma e in strada c’erano code di ragazzi che aspettavano di entrare. Molti con vassoi di dolci, piante o altri doni. Tutti molto commossi.
Guidalberto Manfioletti ha fatto un breve discorso di saluto. Poi Andrea Massaria ha suonato un pezzo dei Pink Floyd con la chitarra di Gabriele. Da Massaria, Gabriele aveva preso qualche lezione; presente in sala anche un altro suo insegnante: il virtuoso della chitarra Arthur Falcone.
Un minuto di silenzio, spiega Guidalberto Manfioletti: «come nello sport, perché Gabriele giocava a pallavolo ed era anche un grande sportivo».
Fino a sera si è continuato con la musica dal vivo, performance visive, ma soprattutto un continuo via vai di gente: tanti giovanissimi ma anche adulti; tanti musicisti – da quelli alle prime armi ai più noti professionisti. L’apertura della sala è stata resa possibile anche grazie alle donazioni, esemplare il caso dei triestinissimi Gli I The Betolers, a cui Manfioletti ha riservato un ringraziamento speciale. Questi giovani hanno deciso di devolvere i proventi della loro ultima tournée all’associazione Jambo Gabri. Continua Manfioletti:
«La posizione della sede è molto buona, ci si può avvicinare con il furgone per scaricare gli strumenti, infatti abbiamo portato il pianoforte. Spero sarà buono anche il rapporto con il vicinato, abbiamo invitato l’inquilino del piano di sopra e abbiamo scoperto che suona il sax, quindi era contento della presenza di una sala prove».
Ancora in via di definizione gli orari di apertura e altri dettagli, continua Manfioletti: «Per accedere alla sala prove e alle attività in generale, è sufficiente essere soci dell’associazione. Gli orari di apertura dipenderanno un po’ dalla disponibilità dei soci. Non abbiamo ancora deciso le modalità ma l’utilizzo della sala prove sarà gratuito, o al massimo verrà chiesto un contributo simbolico».
ECCO IL CALENDARIO MENSILE IN ORBITA//STAGIONE 2009-2010:
1a SETTIMANA
IN ORBITA SHOW/LUNEDì: 1a PARTE collegamento con la redazione del MUCCHIO SELVAGGIO // 2a PARTE OSPITE.
LAST NITE A DJ SAVED MY LIFE/MERCOLEDì: i dj set registrati ad hoc per il programma.
IN ORBITA NEWS/SABATO: rubrica fissa ROCKIT e rubrica fissa di ELISA “DELIRI, DESIDERI, DISTORSIONI”.
L’AGENDA IN ORBITA/DOMENICA: rubrica dedicata agli appuntamenti musicali, cinematografici, teatrali, letterari... + (“SOUNDTRACKS” rubrica di CINEMA curata da FABIO VERGANI)
2a SETTIMANA
IN ORBITA SHOW/LUNEDì: 1a PARTE collegamento con STEFANO GILARDINO di ROCKSOUND per una rubrica PUNK! // 2a PARTE rubrica di MISS CHIARETTA “COFFEE&MIXTAPES”
IN ORBITA SESSIONS/MERCOLEDì: i concerti registrati ad hoc per il programma.
IN ORBITA NEWS/SABATO: rubrica fissa ROCKIT e rubrica fissa di ELISA “DELIRI, DESIDERI, DISTORSIONI”.
L’AGENDA IN ORBITA/DOMENICA: rubrica dedicata agli appuntamenti musicali, cinematografici, teatrali, letterari... + (“LANKELOT” rubrica di LETTERATURA curata da GIANFRANCO FRANCHI)
3a SETTIMANA
IN ORBITA SHOW/LUNEDì: 1a PARTE OSPITE // 2a PARTE collegamento con FABIO CERBONE di ROOTSHIGHWAY e BUSCADERO.
LAST NITE A DJ SAVED MY LIFE/MERCOLEDì: i dj set registrati ad hoc per il programma.
IN ORBITA NEWS/SABATO: rubrica fissa ROCKIT e rubrica fissa di ELISA “DELIRI, DESIDERI, DISTORSIONI”.
L’AGENDA IN ORBITA/DOMENICA: rubrica dedicata agli appuntamenti musicali, cinematografici, teatrali, letterari... + (“SOUNDTRACKS” rubrica di CINEMA curata da FABIO VERGANI)
4a SETTIMANA
IN ORBITA SHOW/LUNEDì: 1a PARTE collegamento con ANDREA “TESKIO” PAOLI di GROOVE // 2a PARTE OSPITE.
IN ORBITA SESSIONS/MERCOLEDì: i concerti registrati ad hoc per il programma.
IN ORBITA NEWS/SABATO: rubrica fissa ROCKIT e rubrica fissa di ELISA “DELIRI, DESIDERI, DISTORSIONI”.
L’AGENDA IN ORBITA/DOMENICA: rubrica dedicata agli appuntamenti musicali, cinematografici, teatrali, letterari... + (“LANKELOT” rubrica di LETTERATURA curata da GIANFRANCO FRANCHI)
I PRIMI LIVE DELLA STAGIONE, DALLO STUDIO HENDRIX:
DAL 1.10.09 in onda LEREPLICHE “IN ORBITA - STAGIONE 2” (ogni settimana:giovedì h 19.55 sabato h 22.15 domenica h 15.45)
DA APRILE 2010 in onda “IN ORBITA - STAGIONE 3”
I programmi di TV Capodistria si possono nuovamente seguire via satellite sempre su Hotbird -13 gradi est, utilizzato dalle maggiori stazioni televisive, e sulla stessa frequenza sui cui l'emittente trasmetteva tempo fa
in via sperimentale.
Frequenza: 12.303 Mhz; Polarizzazione: Verticale; Symbol Rate: 27.500; FEC: ¾ ; Codice di identificazione: TV K-C.
The Russos al lavoro con Pianeta Zero sul film dedicato alla più grande rock’n’roll band del Pianeta: The Palacinkas!
The Palacinkas sono:
Elvic The Presniz: ciuffo di brillantina, pettine a serramanico, cintura con fibbia di Elvis. È il chitarrista dall’animo rock’n’roll e la faccia da ribelle. Un incrocio psichedelico tra James Dean e Jack Black.
John Douglas Prasec: capelli lunghi e biondi, improbabili camicie di pizzo e d’oro, pantaloni di pelle nera. È il cantante sregolato, puro animale da palco. Un bislacco mix tra Jim Morrison e Robert Plant.
Diablo K. Ajvar: femme fatale dalle eccentriche parrucche e la camminata da diva. Sexy e svogliata. È la bassista, uscita da un film di Quentin Tarantino o da una metal band anni 80, stile Vixen.
Malcolm Bubez Cobra: baffi a manubrio, giacca jeans scolorita, look da pirata. È il possente batterista. Tra Lemmy dei Motorhead e John Belushi.
Le apparizioni dei Palacinkas nel film saranno commentate da Miss Chee Vj: di origine cinese, nata e vissuta a Newcastle, da un po’ di anni residente in Italia. Energica ed esplosiva, la sua parlata è un mix irresistibile di inglese, cinese, italiano con qualche neologismo potenziale tormentone (“Cari amicis”). Frizzante, esplosiva e vitale: una vj che Mtv assolderebbe all’istante.
PLAYLIST LUGLIO/AGOSTO/SETTEMBRE 2009:
ALTA ROTAZIONE THE DEAD WEATHER: horehound (sonybmg) MAJOR LAZER: guns don’t kill people, lazers do (downtown/self) JAY REATARD: watch me fall (matador/self) THE LOW ANTHEM: oh my god, charlie darwin (coop/self) PEARL JAM: backspacer (universal) SOULSAVERS: broken (coop/self) RICHARD HAWLEY: true love’s gutter (mute/emi) SIX ORGANS OF ADMITTANCE: luminous night (drag city/self) JAMIE T: kings and queens (virgin) THE XX: the xx (xl recordings/self) GALLOWS: grey britain (warner) THE VERY BEST: warm heart of africa (coop/self) BAD LIEUTENANT: sink or swim (singolo, coop/self) THE CRIBS: ignore the ignorant (wichita/self) GRIZZLY BEAR: veckatimest (warp/self) GOD HELP THE GIRL: god help the girl (rough trade/self) PHOENIX: wolfgang amadeus phoenix (V2) PATRICK WOLF: the bachelor (bloody chamber/audioglobe) IRON AND WINE: around the well (sub pop/audioglobe) WILCO: wilco (warner) TERRY CALLIER: hidden conversations (mr bongo/family affair) RANCID: let the dominoes fall (hellcat/self) FELICE BROTHERS: yonder is the clock (team love/self) JACK PENATE: everything is new (xl recordings/self) KASABIAN: west ryder pauper lunatic asylum (sonybmg) ARCTIC MONKEYS: humbug (domino/self) GOSSIP: music for men (sonybmg) ALICE IN CHAINS: black gives way to blue (virgin/emi) AIR: sing sang sung (singolo, emi) BASEMENT JAXX: scars (xl recordings/self) EDITORS: papillon (singolo, pias/self) AA.VV. ADVENTURELAND soundtrack WEEZER: I want you to (singolo, universal) DEATH CAB FOR CUTIE: meet me on the equinox (singolo, warner)
ASCOLTI LA COKA NOSTRA: a brand you can trust (suburban noize) MORITZ VON OSWALD TRIO: vertical ascent (honest jon’s/family affair) MUSE: the resistance (warner) BOOZOO BAJU: sign (singolo, !k7/audioglobe) THE HERBALIZER BAND: session 2 (!k7/audioglobe) MAXWELL: black summer’s night (sonybmg) MONDO GENERATOR: cocaine rodeo (impedance/audioglobe) MUM: sing along to songs... (morr/goodfellas) REGINA SPEKTOR: far (warner) RODRIGUEZ: coming from reality (light in the attic/goodfellas) THE FIERY FURNACES: I’m going away (thrill jockey/self) OS MUTANTES: haih amortecedor (anti/self) SPINNERETTE: spinnerette (hassle/self) NICK CAVE & WARREN ELLIS: white lunar (mute/emi) NOAH & THE WHALE: the first days... (coop/self) LAURA GIBSON: beasts of seasons (st/goodfellas) BLACK CROWES: before the frost... (silver arrow/goodfellas) DANGER MOUSE & SPARKLEHORSE: dark night of the soul (autoproduzione) YO LA TENGO: popular songs (matador/self) TOM MORELLO & BOOTS RILEY: street sweeper social club (cooking vinyl/edel) FLORENCE AND THE MACHINE: lungs (universal) MASSIVE ATTACK: splitting the atom (ep, virgin) GRAHAM COXON: the spinning top (transgressive/audioglobe) JET: shaka rock (emi) MONSTERS OF FOLK: monsters of folk (rough trade/self) YACHT: see mystery lights (dfa) FLIPPER: love (flipper/goodfellas) BRETT DENNEN: hope for hopeless (downtown/self) MOS DEF: the ectstatic (downtown/self) TINARIWEN: imidiwan: companions (independiente) NIOBE: blackbird’s echo (tomlab/audioglobe) JONSI & ALEX SOMERS: riceboy sleeps (emi) EBONY BONES: bone of my bones (Sunday best) M.I.S.: soy sauce (nacional) MANIC STREET PREACHERS: journal for... (sonybmg) MARILYN MANSON: the high end of low (universal) FRANK TURNER: poetry of the deed (epitaph/self) ELVIS JACKSON: against the gravity (ej records) AA.VV. PUTUMAYO (putumayo records)
ITALIANI BRAVA GENTE CLUB DOGO: dogocrazia (universal) EDDA: semper biot (niegazowana/venus) PETRINA: in doma (petrina/a buzz supreme) KAZTUMA: rituals of live (kaztuma.org) BUD SPENCER BLUES EXPLOSION: bsbe (yorpikus sound/audioglobe) SAM PAGLIA: electric happiness (dejavu records/audioglobe) THE HORMONAUTS: hormone hop/mini-skirt (hormonetta records) KIDDYCAR: sunlit silence (rai trade/edel) MY AWESOME MIXTAPE: how could a village... (42 records/halidon) FRIGIDAIRE TANGO: l’illusione del volo (la tempesta/venus) ZEN CIRCUS: andate tutti affanculo (unhip/venus) WAINES: stu (800a/goodfellas) SILVIA’S MAGIC HANDS: flying saucer for recreation (irma records) ALBOROSIE: escape from babylon (greensleeves) AH, WILDNESS!: don’t mess with the apocalypse (riotmaker) THE BLOODY BEETROOTS: romborama (universal) AMARI feat. DARGEN D’AMICO: dovresti dormire (singolo, riotmaker) RONIN: l’ultimo re (ghost records/venus) THE GREAT COMPLOTTO PORDENONE (ristampa, shake) THE DOGGS: ep 4 tracks (autoproduzione) MQUESTIONMARK: one for all... (badtrip records) ATLETICODEFINA: revolwo (lucente) AA.VV. STASERA SHAKE 3 (mistylane) MURIèL: “cosa decide?” (trydog lab) HOME: the right way (manzanilla/audioglobe) EGLE SOMMACAL: tanto non arriva (unhip/venus) FINE BEFORE YOU CAME: sfortuna (sito della band) MAISE: balera metropolitana (snowdonia/audioglobe) INCOMING CEREBRAL OVERDRIVE: controverso (supernatural cat) VERA CRASH: 11.11 (go down records) LA BLANCHE ALCHIMIE: la blanche alchimie (ponderosa) MILANO JAZZ DANCE COMBO + THE CRABS CORPORATION (singoli, record kicks) THE SNIPPLERS: nipple (hypotron/irma records) PHINX: the gamer (singolo, irma records) B.R. STYLERS: indubstria (alambic conspiracy) THE HACIENDA: conversation less (ep, black candy records/audioglobe) ZINA: afreeque (11/8 records) GANG: dalla polvere al cielo - live (latlantide/giucar) NEXUS: ep (nexus) ALBERTO STYLOO: infective (discipline/venus) THE BARBACANS: god save the fuzz (go down records/audioglobe) SICK TAMBURO: sick tamburo (la tempesta/venus) BONNOT feat. NITTO & JACK LA FURIA: uragano (singolo, big time) KARKADAN: discoteque (singolo, universal) CARLO BARBAGALLO: floppy disc (autoproduzione) FLAVIO GIURATO live a Trieste 18.09.09 AA.VV. SONGS FOR A CHILD – TRIBUTE TO PIER PAOLO PASOLINI (rustblade) Le compilation di ROCKIT! (www.rockit.it)
AMARCORD MICHAEL JACKSON: thriller/off the wall (epic) ISAAC HAYES: hot buttered soul (stax/universal) THE BEATLES: ristampe (emi) THE STONE ROSES: the stone roses 20th anniversary (sony) NEIL YOUNG: ‘63-’72 archives volume 1 (reprise) AA.VV. I LOVE RADIO ROCK soundtrack MINK DEVILLE: discografia! NEU!: ristampe (gronland/audioglobe)
LIBRI CARLO LUCARELLI: la faccia nascosta della luna... (einaudi) FABIO CERBONE: levelland (pacini editore) GIANFRANCO FRANCHI: monteverde (castelvecchi) e radiohead. a kid (arcana) LUCA CASTELLI: musica liberata (arcana) ERMANNO LABIANCA: bruce springsteen. long walk alone 1992-2009 (arcana) CLAUDIA BONADONNA: madonna. heaven (arcana) VASCO BRONDI: cosa racconteremo... (baldini castoldi dalai) ROBERTO CURTI: rock-o-rama (tuttle edizioni) BRIAN SOUTHALL: il pop alla sbarra (arcana) U.NET: renegades of funk (agenzia x) BLOW UP: the desert island records (tuttle edizioni) THOMAS JEROME SEABROOK: la trilogia berlinese (arcana) IAN CHRISTE: sound of the beast (arcana)
«Horehound» dei Dead Weather è un disco che mi è piaciuto un sacco. Jack White non va mai in vacanza, evidentemente. Sia benedetto Jack White.
Oltre alla sua attività principale nei White Stripes, le numerose collaborazioni (per esempio il brano con Alicia Keys per la colonna sonora di James Bond) e un side project di nome The Raconteurs ecco arrivare un nuovo super gruppo, di cui lui è, al solito, la diabolica mente. Questa volta accanto a sé ci sono: il bassista dei Raconteurs Jack Lawrence, il chitarrista/ tastierista dei Queens of the Stone Age Dean Fertita e la bella e dannata Alison Mosshart, voce dei Kills. Quella che molti hanno definito “tutto stile e niente sostanza”. Ma di stile ne ha talmente tanto... che cosa se ne farebbe anche della sostanza? Sia benedetto Jack White e tutto quello che tocca.
Blues di fine millennio, che dopo il rosso e bianco dei White Stripes, dopo i colori rurali dei Raconteurs, si tinge di nero con i Dead Weather. Gothic blues. Con un pizzico di Gun Club e molta sensualità.
Girano anche due videoclip, assolutamente da vedere.
Uno appena uscito di “Cut like a buffalo” è diretto dallo stesso White.
Ché gli avanzava tempo. Sia benedetto Jack White.
E poi c’è un video di
“Treat me like your Mother”. L’avete visto?
Jack White è l’incarnazione del rock’n’roll.
Punto.
In questo clip di Jonathan Blazer, Jack e Allison si vengono incontro con i mitra spianati in mano. Camminano camminano nel mezzo del niente e quando finalmente si avvicinano, si sparano. Sono belli da morire.
“Stand up Like a man” gli dice lei, mentre procedono l’una verso l’altro calpestando terra brulla.
Lui ha il broncio, e i capelli corvini che gli scendono sul viso pallido.
“Play straight play straight” come dire: gioca pulito.
A lei l’arma dona più di una borsetta, decisamente.
Visto che si parlava di stile.
Si crivellano di colpi, ma nessuno dei due cade a terra.
Sono tutti forati, bucherellati, sanguinanti ma impeccabili, belli, nero vestiti, nel loro incedere spavaldo.
Wow.
Finiscono le cartucce, si sparano allo sfinimento.
E poi, molto semplicemente,
Jack gira i tacchi e se ne va.
Non c’è modo migliore di rendere l’idea dell’amore.
L’amore di un certo tipo.
E allora cammino, ti vengo incontro.
Siamo tutti vestiti di nero, con gli occhiali scuri.
E i nostri mitra spianati in mano.
Boom.
Che poi non puoi uccidere Jack White, No?
Qualcuno ha mai ucciso il rock’n’roll? Sia benedetto Jack White.
«Semper Biot» (Niegazowana/Venus), esordio solista del milanese Stefano EddaRampoldi è un disco speciale.
Nato tra la tragedia e il miracolo. Sempre in bilico tra vita e morte, santità e dannazione, bellezza e degradazione, innocenza e perversione. Forse un ritorno, forse un commiato per l’ex cantante, autore e carismatico frontman dei Ritmo Tribale, gruppo di punta del rock italiano anni’90. Nel’96 Edda abbandona la band, e non si hanno notizie ufficiali su di lui per più di dieci anni. Si è detto di tutto, compreso che fosse morto. In sintesi: si è drogato, è stato in India, poi in comunità. Ripulitosi, da diversi anni lavora come operaio sui ponteggi di Milano. Non è morto, ma la morte l’ha vista da vicino. Queste note biografiche sono indispensabili per capire ciò che ha riversato dentro questo album. Edda ha messo in musica la sua Via Crucis. E, citando Lester Bangs «non ci si aspetta che un’apocalisse sia gestibile e quando il massacro è finito non è il pubblico a sanguinare».
«Semper Biot» smuove qualcosa di profondo, dentro. Agisce sulle ferite che ciascuno ha: le riapre o le rimargina. È percorso da umanità pulsante, confusione, ricerca di qualcosa che forse non esiste. Sentimenti e vicissitudini in cui, in qualche misura, ognuno può identificarsi, trovare un pezzetto di sé. Citando Goethe: «Dove c’è molta luce, l’ombra è più nera». La luce di Edda abbaglia, quanto la sua oscurità fa paura. «Io e Te», (il cui testo è tratto in parte da «Zoo» di Isabella Santacroce), «Milano», «Hey Suorina» fanno quasi male per la loro intensità, per la passione lacerante con cui sono interpretate. Ogni brano di «Semper Biot» (sempre nudo in dialetto milanese) ha il mondo dentro. Canzoni che devono molto alla sensibilità e al talento di Walter Somà (proveniente dalla scena sperimentale torinese), coautore di gran parte dei testi e musiche dell’album. In questo progetto Somà ha messo anima e cuore; completamente sua «Fango di Dio», altri pezzi come «Organza», «Scamarcio» e «L’innamorato» sono stati invece rielaborati insieme a Edda. Ai due si è poi affiancato il musicista di Varese Andrea Rabuffetti, che oltre ad aver suonato nel disco, accompagna Edda nei live.
Un disco difficile che è stato però accolto con calore ed entusiasmo. Come se avesse colmato un vuoto. Hanno detto che è un capolavoro, tra gli altri: Vinicio Capossela, Mauro Pagani (il disco è stato registrato alle sue Officine Meccaniche e lui stesso ha voluto suonare il violino nel brano di apertura), Vasco Brondi/Le Luci della Centrale Elettrica, Manuel Agnelli (che ha invitato Edda come opening di alcuni concerti degli Afterhours), il produttore Taketo Gohara, il giornalista e critico musicale Federico Guglielmi. Lo ha ribadito Daria Bignardi all’Era Glaciale su Rai 2, dove ha intervistato Edda.
Questa sera al Tetris di Via della Rotonda a Trieste, suonano i Bud SpencerBlues Explosion. Il duo è composto da Adriano Viterbini (chitarra e voce, ha collaborato con The Niro, Raf, Marina Rei) e Cesare Petulicchio (batteria e voce, suona anche con Valentina Lupi). A luglio è uscito il loro album di debutto. Vincitori del concorso «Primo Maggio Tutto l’anno», hanno avuto una grande visibilità proprio con l’esibizione sul palco di piazza San Giovanni a Roma per lo storico “Concertane”. Quest’estate hanno intrapreso un tour oltreoceano con date a New York e Seattle, raccontato giorno per giorno con parole e immagini dalle pagine del “diario americano” pubblicato sul sito di Repubblica XL.
Un po’ di vostra storia per chi non vi conosce…
«Abbiamo esordito con “Happy” un ep autoprodotto in cantina e con quello abbiamo cominciato a suonare in giro, - spiega Petulicchio - in due era più facile spostarsi. Poi abbiamo partecipato all’Heineken Festival. Il nostro primo disco ufficiale è uscito a luglio. Adesso abbiamo un tour di 12 date in giro per l’Italia. Cerchiamo di andare anche in posti dove normalmente non è facile portare la musica dal vivo e speriamo di suonare il più possibile». L’album sta andando molto bene.
«Ero molto teso essendo il mio primo disco, invece è andata anche sopra le nostre aspettative di musicisti italiani pessimisti!». Com’è stato il Primo Maggio in Piazza a Roma?
«C’è stato un cambiamento, siamo riusciti a salire quel famoso scalino, dopo quell’esibizione. Fino a due giorni prima non sapevamo se potevamo coronare il nostro sogno, è accaduto tutto in fretta. Lì sei iperconcentrato e non ti rendi conto della folla che hai davanti, ma ce la siamo cavata». Adriano Viterbini ha già suonato a Trieste con The Niro.
«Sì ho suonato l’anno scorso in piazza con The Niro. Proprio lui mi parlò entusiasta del Tetris e sono contento di venirci con la mia band». Vi hanno paragonato a White Stripes, Black Keys, Mojomatics, Lombroso, Elliott Smith e Alex Britti.
«Sono nomi che ci piacciono molto. Speriamo comunque di tirare fuori un sound sempre più personale, ci stiamo lavorando su».
Oltre ai concerti della Barcolana in Piazza Unità, oggi prende il via anche il “Controfestival” organizzato dall’Etnoblog allo Stabilimento Ausonia in Riva Traiana.
Questa sera, dalle 23.30 si esibiranno: Carnicats, Giuann Shadai e Assalti Frontali. Dj set a cura di Miguel Selekta.
Domani sera dalle 23, all’Ausonia, si balla con i dj di Whatever! (C.A.R.L e Michael Myers) e quelli di Lamette (Ale Mod e Checco Merdez).
«Non vogliamo entrare nei meriti delle scelte artistiche dell’organizzazione del Barcolana Festival 2009», commenta lo staff dell’Etnoblog, «ma ci è sembrato doveroso contattare coloro che hanno organizzato i più riusciti festival passati (l’agenzia “Piano B”) con Africa Unite, Jovanotti, Frankie Hi Nrg, Daniele Silvestri, Sud Sound System, Elio &Le Storie Tese, Roy Paci e Bluebeaters». La collaborazione con “Piano B”, ha permesso di portare a Trieste uno dei nomi di punta del rap nazionale, i romani Assalti Frontali. Il gruppo di Militant A e soci è attivo dalla fine degli anni Ottanta (prima con il nome di Onda Rossa Posse) ed è titolare di dischi divenuti ormai leggenda nell’hip-hop italiano, come «Terra di nessuno» del ‘92, «Conflitto» del ’96, «Banditi» del ’99. L’anno scorso gli Assalti hanno realizzato il disco numero sette, «Un’intesa perfetta», prodotto a Torino da Max Casacci dei Subsonica. Il mensile XL di Repubblica ha scritto: «Se Mondo Marcio è l’Eminem italiano, gli Assalti Frontali sono i Public Enemy, la CNN del movimento e della borgata». Militant A è anche autore di due libri: «Storie di assalti frontali» e «Il viaggio della parola», entrambi editi da DeriveApprodi.
Militant A, che tipo di concerto portate a Trieste?
«Il rap show che non ti delude mai: fresco, intelligente, ironico, poetico, incazzato. Puoi rivederlo 100 volte e volerne ancora! Davanti a 50 o 10.000 persone, sempre al massimo dell'intensità».
In scaletta?
«Nei live del 2009 c’è un po’ tutto il repertorio, più inediti e sorprese. Il pezzo scritto per la prevenzione dell’aids “Quando sei lì per lì”, e ancora il meglio dei dischi precedenti “Batti il tuo tempo”, “Terra di nessuno”, “Conflitto”, “Banditi”, “Hsl” e gli estratti da “Mi sa che stanotte...”, disco premiato al Mei come miglior album indipendente nel 2006».
Oggi Su Il Piccolo
Domani, venerdì 2 ottobre, alle 23.40 Edda sarà ospite di Daria Bignardi a L'Era Glaciale, su Rai2.
Daria Bignardi su La Stampa:
(...)
«Abbiamo adottato lo schema sperimentato nell’ultima puntata: un’intervista all’inizio, una alla fine, in mezzo un confronto fra due personaggi che apparentemente non c’entrano niente l’uno con l’altro ma che, se vengono fatti dialogare e reagire a vicenda, rivelano risvolti interessanti. Si comincia con Andrea De Carlo e Stefano “Edda” Rampoldi dei Ritmo tribale, figura di culto della Milano anni Ottanta che ha passato un periodo in comunità e ora fa l’operaio ponteggista, uno venerato da gente come Mauro Pagani o Vinicio Capossela ma che fa di tutto per non essere famoso. Ci ha incuriosito il fatto che, di un romanzo di De Carlo, avrebbe benissimo potuto essere un personaggio».
Prossimi live di Edda:
VENERDI 16 OTTOBRE - TANETO DI GATTATICO (RE) Fuori Orario
MERCOLEDI 4 NOVEMBRE MILANO Magnolia
VENERDI 6 NOVEMBRE - MILANO Palasharp opening Afterhours
MARTEDI 24 novembre – ROMA Circolo degli artisti
SABATO 12 DICEMBRE - SEREGNO Tambourine
SABATO 19 dicembre – FIDENZA Arcitaun
GIOVEDI' 14 GENNAIO - MILANO Teatro Blu
SABATO 16 GENNAIO - SOLZA (BG) Castello Colleoni Neverland d'inverno
VENERDI' 22 GENNAIO - RONCADE (TV) New Age Club
testo: Isabella Santacroce, Stefano Rampoldi
musica: Walter Somà
Lo sai che non potremo più volerci bene
Lo sai che questa volta sarà l’ultima storia
Ti prego quasi io ti pregassi portami da Dio
Ti prego di non muoverti
Fammi stare dove son nata
Resisto al suono
Che fa la sua disperazione
A quel rumore di gola piena di carta
La stanza è una voragine
Che ha la nostra caduta
Siamo qui rannicchiati
Aspettiamo che venga giù il cielo
Hey hey io e te io e te
Tu vieni solo per uccidere
Ammazzami finiscimi
Io e te io e te
Tu vieni solo per uccidere me
Ammazzami finiscimi
Insisto perché ho aspettato così tanto
Per lei
Più passano i minuti
E sembrano portare al sonno
Chiudo gli occhi
E il corpo agisce per me
È una cosa così violenta che mi devasta
Basta
Io e te io e te
Tu vieni solo per uccidere
Ammazzami se ci riesci finiscimi
Io e te io e te
Tu vieni solo per uccidere
Ammazzami finiscimi
MILANO
Testo e musica: Stefano Rampoldi
Sapessi com’è strano
Tu che sei di Tokio io di Milano
Amarmi tra la gente che lavora
Non facendo niente qui a Milano
Sapessi com’è strano
Essere tossica dipendente di Milano
Bucarsi tra la gente che ti guarda e dice:
sto deficiente è di Milano
quand’è che vado in Inghilterra
quand’è che me ne vado dalla terra per
Milano
Sposami sai bene
Cambia il mio nome in Ariele di Milano
Tu sei l’amore bellissimo come sei tu
Sapessi com’è strano
Aspettare il tram qui a Milano
Io faccio dei ponteggi
Non mi piacciono le leggi di Milano
C’è anche San Vittore
Disintossicami dal panettone di Milano
Sono nata in un brefotrofio
Sono nata perché ero di troppo per Milano
Tu sei l’amore bellissimo
Come sei tu qui a Milano
SCAMARCIO
Testo: Stefano Rampoldi, Walter Somà
Musica: Walter Somà
Lo so come sei e come ti vorrei
lo so come sei e come
Gli eserciti schierati dichiarano la guerra
Lecca leccami bene non sono tua sorella
Scombinata dal padre
L’identità di mio figlio
Gesù Krishna di Dio
Non sono il tuo coniglio
Scamarcio
È coperta di favole e qualcosa rimane
Il debole è lui
Accoglimi in paradiso
In punta di piedi il viso
Ma il debole è lui
lo so come sei e come ti vorrei
lo so come sei e come
C’è la luce dell’acqua scolorita in cielo
Aprimi bene la bocca
Che ci sta entrando un treno
Cullarti al ritmo dell’acqua
Amarti senza sapere
Va giù come un sospiro in fondo al mio piede
Scamarcio
È coperta di favole e qualcosa rimane
Il debole è lui
Accoglimi in paradiso
In punta di piedi il viso
Ma il debole è lui
Ballerina che balli dentro una cucina
Coi sacchi di farina
Io ti guardo dal buco
Ballerina che balli dentro una cucina
Coi sacchi di farina
L’INNAMORATO
Testo: Stefano Rampoldi, Walter Somà
Musica: Walter Somà
Solo il tono debuttante
Mi fa capire il tuo umore
Ho deciso di morire
Ho deciso a parole
Prende strade laterali
La ricetta del dolore
Prova a metterti nei panni miei
Che sono Stefano l’incoronato
A pezzi rovinami se non mi vuoi
Resta in gioco almeno tu
Se non nel cuore qui nell’anima
A fette cucinami
Se non mi vuoi
Non c’è rimedio
Oggi compio 12 anni
Oggi compio solo danni
Ho goduto mica tanto
Non rinascere troppo stanco
È così non è così
Ma veramente io volevo solo fare l’amore
Daghe sù daghema trà
Daghe reta un cicinin
E facciamo ancora festa all’amore dottò!
Non c’è rimedio
Ma come dici
Non c’è rimedio
Prova a metterti nei panni miei
Che sono io l’indemoniato
A pezzi a pezzi rinunciami
E benedicimi
Prova a metterti nei panni miei
Che sono io il tuo rovinato
A pezzi a pezzi finiscimi
Fai come vuoi
Non c’è rimedio
No non c’è rimedio
San Benedetto
SNIGDELINA
Testo e musica: Stefano Rampoldi
Snigdelina amore della mamma
Nel lettino c’è un soldato
Fa la ninna nanna
Snigdelina figlia del non nato
La tua bocca è l’universo
Appena masticato
Snigdelina Hare Krishna gramma
La mia vita è una pietanza aggiungi un po’di panna
Snigdelina amore deficiente
La mia vita è un segreto
Che non vale niente
Snigdelina tu me l’hai giurato
Se non apri quelle gambe non sarò curato
Snigdelina figlia del soldato
Snigdelina non mi dire niente
La mia vita è una schifezza rimanga silente
Snigdelina figlia del curato
Se non apri quelle braccia
Io sarò mangiato
Snigdelina non mi fare niente
Non ho voglia di una donna
Semi-adolescente
Snigdelina amore della mamma
YOGINI
Testo: Stefano Rampoldi, Walter Somà
Musica: Walter Somà
Voglio morire felice di morire
Voglio ammalarmi per non soffrire
Voglio vedere come vado a finire
Voglio impazzire per non guarire
Dove vanno a finire i desideri miei
Un’onda prima o poi li spiaggerà
Cosa so io del sole? Solo l’ombra
Ehi yogini scegli un centro ed alluna
Stefano non vuol dire niente
Non vedere niente
Levati di qua
Con un vero desiderio devi scegliere qual’è
Sei tu l’anale dei sogni miei tesorina
Sei tu l’anale dei sogni miei
Voglio morire felice di morire
Voglio ammalarmi per non soffrire
Voglio vedere come va a finire
Voglio impazzire per non guarire
Vivo sempre da sola dentro una stanza
Prima o poi forse qualcuno mi cercherà
Perché non piaccio a nessuno sono all’aria
Come vedi mi perdono solo a metà
Stefano non capire niente
Non vedere niente
Levati di qua
Con un solo desiderio devi scegliere qual’è
Sei tu l’anale dei sogni miei tesorina
Sei tu l’anale dei sogni miei
AMARE TE
Testo: Stefano Rampoldi, Walter Somà
Musica: Walter Somà
Amare te è una cosa facile
Restituisci un po’del mio amore
Perché lo so che sono nato nata inutile
E posso fare solo il falso d’autore
Appuntamenti sono mantra vedici
Mettimi in fila per fare l’amore
E spero di rinascere utile
E risparmiarmi un po’ di dolore
E tu dovresti stare qui
Colmarmi i vuoti i fondi i limiti
E tu dovresti stare qui
Colmarmi i vuoti i fondi i limiti
Giuan fa minga ingàn
Essere dio è una cosa facile
Prova tu a fare il mio di mestiere
È da una vita che mi faccio schifo
Servo tutti e non mi posso vedere
Hai trovato quello che stavo cercando?
Se me lo chiedo non so di che parlo
E va bene sarò forse nato anche inutile
Ma vuoi mettere il mio stile di ballo
E tu dovresti stare qui
Colmarmi i vuoti i fondi i limiti
E Giuan fa minga ingàn
E tu dovresti stare qui
Colmarmi i vuoti i fondi i limiti
Giuan fa minga ingàn
Amare dio è una cosa inutile
BELLA COME LA LUNA
Testo e musica: Stefano Rampoldi
È come dire che per imparare te
Io ci mettessi un po’di se
Una che sia come te
Sulla faccia della terra dov’è?
Due mi scomunicherò
Se vuoi ti do anche il mio di indirizzo
Scelgo una di noi la più vuota che puoi
Voglio una di noi la più zozza
Bella come la luna quello che non hai
Bella per i tuoi occhi io non sono stata mai
Bella come la luna quello che non hai
Bella per i tuoi occhi non lo sono stata mai
Volevo dire per imparare
Ci metterò un po’
Non imparo mai abbastanza velocemente no
Ci saresti venuta con me
Se ti fossi imbattuta
Ci saresti venuta con me se ti fossi
Bella come la luna quello che non hai
Bella per i tuoi occhi io non sono stata mai
Bella come la luna quello che non dai
Bella per i tuoi occhi non lo sono stata mai
È come dire che per imparare te
Io ci mettessi un po’ di se
ORGANZA
Testo: Stefano Rampoldi, Walter Somà
Musica: Walter Somà
C’era sempre un fantasma di marito
Un pazzo di marito
Peso piuma che si ceralacca
La temperatura fredda
Bambini con l’uva
Il muoversi della seta
La sonnolenza
Scopavo la felicità
E dell’acqua le parole
Trasmettenti elettricità
Né discendere né muovermi posso
Sono sempre un bel ragazzo
Le parole e i pensieri posso
Però mi avete rotto il cazzo
A volte la mente
Mi lascia qua
Seduta come un mobile e penso
Di essere leale se la merda mi scivola giù
Dai miei occhi
Un profumo di santo
Dissimula la mia età
Come il sesso fa lo stesso
Mi degeneri la gelosità
Né pisciare né muovermi posso
Sono sempre un bel ragazzo
Le parole e i pensieri posso
Però mi avete rotto il cazzo
Mamma a volte vorrei
Si può sempre stare peggio nella vita
Ma a volte vorrei di più
Né discendere né muovermi posso
I movimenti delle stelle
Le parole e i pensieri posso
Mi racconti le novelle
Maya Krishna Devi Dasi
Di più delle promesse
Di più delle vacanze
Di più di più tu avrai di più
Di più dei buoni acquisti
Di più di quel che pensi
Di più di più avrai di più
Mamma
A volte vorrei
Si può sempre stare peggio nella vita
Ma a volte vorrei di più
Di più delle promesse
Di più delle tue scelte
Di più di più avrai di più
Di più dei buoni acquisti
Di più delle vacanze
Di più di più avrai di più
FANGO DI DIO
Testo e musica: Walter Somà
Tu dove sei? Io sono qua
Ciao ciao bambino
Fango di dio
Sembra complessa la realtà
Tu sei un brodino poco divino
Scusa se sono sola
Scusa se non è una prova
Ridere di noi a fasi
Perduti in trame nascoste normali
Qui madonne non ce n’è né madri
Ma solo i doppi fondi di armadi
Tu dove sei? Tu dove sei?
Mi sono perso mentre andavo all’Ikea
Le vergini son tra di noi
Nessun rapporto è facile
Resta così tra due identità
Sconvolte e irriverenti
Scusa io sono sola
Scusa ma non è una prova
Tu dove sei? Tu dove sei?
Mi sono perso mentre andavo all’Ikea
Tu dove sei? Tu dove sei?
WALTER SOMà (FOTO BOOKLET "SEMPER BIOT")
HEY SUORINA
Testo: Stefano Rampoldi
Musica: Walter Somà
Hey suorina
Tu hai le chiavi del mondo
Nitida mi sai reprimere
Accoltellami sulle scale di un cinetek
Ma siamo solo noi che
Scriviamo cose fuori dal mondo
Così imparo a vivere
La mia devozione mi fa ridere
Solo tu hai l’amore vedente
Solo tu la mia regina del niente
Sì lo so sono nato
E morirò senza denti
Miserabile topastro
Sono io il tuo unigenito olocausto
Sacrificatemi come regina angelorum
Tu per me sei troppo bello
Ti amo più di mio fratello
Solo tu hai l’amore gaudente
Solo tu la mia regina del niente
Sì sono stata invitata nella città di Dio
Miles dei militante
La mia porca figura in mutande
Illuminatemi perché io non lo sono
Vuoi insegnarmi a vivere
Mi basterebbe sopravvivere
Solo tu hai l’amore gaudente
Solo tu la mia regina del niente
Solo tu hai l’amore profondo
Solo tu sei la più bella du mundo
PER SEMPER BIOT
Testo e musica: Stefano Rampoldi
Sono nata in Argentina
Vegnù via a dudes ann
Sun partì da Buenos Aires
Con dù mutand
Sono andata in Australia
A fa gli scaffolding
Oh io capis’nagot
E parlo come un chinese
Di religione sono Hre Krishna
E magni minga i gat
Ma in Dio non ci credo
Me piasan tropo i tusan
Mia merendera mia prigioniera
E siccome lo sai lo so che lo sai
Eccome se lo sai
Semper biot
Uè calimera chi muore spera
E siccome lo sei lo so che lo sei
Semper biot
Te lo devo proprio dire
Mi piacevi da morire
Oh me ne vergogno
Ma ne ho bisogno
La sai ben la me piaseva
La sai bene la ghè pù
Prova a telefonarle
La te manda a dar via il cù
Forse me lo meritavo
È un karma così di merda
Nascere in Argentina
e non morire neanche in Inghilterra
Tu Calimera chi muore spera
E siccome lo sei lo so che lo sei
Eccome se lo sei
Semper biot
Edda spiega i testi:
“Argentina (Semper Biot):
non sono nato in Argentina e non sono mai andato in Australia. Ma qualcuno l'ha fatto.
L'inglese lo parlo male.
Sono fortemente portato a pensare che Krsna sia Dio, ma non posso dire che abbia capito che Dio esiste.
Saibene è una persona che esiste veramente, ma a chi interessa?
Merendera = una parola presa da carosello che pubblicizzava i biscotti Doria.
Kalimera = idem
x semper biot = per sempre nudo
a volte le persone arrivano e riempiono un vuoto, poi se ne vanno.
e tu stai male per questo ma in realtà è il vuoto di prima che torna a farsi sentire in maniera diversa.
Cinetek (Hey Suorina):
hey suorina - una mia amica diventa suora; a me lei piace tanto e avrei voluto stare con lei.
Mi confronto con la sua religione (cattolica) e la trovo una cosa spaventosa. Tutto di loro mi fa senso: le parole, le immagini, per non parlare delle idee.
Quindi da una parte c'è l'amore x la suorina ma dall'altra c'è una persona che non capisco.
Comunque anche se cristiana, io avrei voluto fare l'amore con lei proprio x toccare quelle regioni oscure che sono dentro di lei.
Di notte ascolto Radio Maria e Padre Livio è davvero uno spettacolo;
la sua esaltazione, la sua ipocrisia;
miles dei, regina angelorum, unigenito olocausto son tutte parole che ho sentito dire in questa radio.
L'innamorato:=
Stefano in greco vuol dire incoronato
12 anni= un numero che forse ho sentito dagli Afterhours... poi un tributo a Raffaella Carrà con "Furore". Ma parole diverse. Essere innamorato è una posizione scomoda. Tutti l'hanno provato.
Milano:
La mia città anche se vorrei vivere a Calcutta.
L’Inghilterra= il mio delirio
Ariele= il mio nuovo nome, siccome Stefano portava sfiga, ho provato con Ariele. Risultato uguale.
Brefotrofio: posto dove portano i bambini appena nati, malati. Io ci sono stato.
L'anale (Yogini):
i desideri sprigionano un’energia che da qualche parte deve andare-
sono 45 anni che desidero e questa cosa un po' mi distrugge.
I significati si ribaltano.
La mia è una vita solitaria e reclusa.
Bella come la luna:
Pura invenzione. Voglio una persona vuota e sporca.
Io non mi vedo bello.
Sono lento a capire.
Io e te:
Testo della Santacroce, ma avrei potuto chiamarla Gattel.
Due persone lavorano insieme x tanti anni e poi cambiano squadra. Uno è dominante e l'altro (io) servo.
La vittima, il carnefice, il padrone, lo schiavo.
L'uno non puo' esistere senza l'altro.
Snigdelina:
Se avessi avuto una figlia, l'avrei chiamata così.
Pensando ad una figlia mi sono venute in mente culle, ninna nanne, filastrocche che ascoltavo sui dischi.
Krisnha che apre la bocca e sua madre ci vede dentro l'universo.
Ma l'idea di una figlia è bella mentre la mia vita no. Quindi il sogno svanisce.
Organza:
Come la canzone di Carmen Consoli.
Un testo scritto a 4 mani. Ognuno voleva dire qualcosa senza tenere conto di quello che diceva l'altro.
Vorrei di più, lo diceva in una canzone Pino Daniele.
MAYA KRSNA DEVI DASI nome VAISNAVA
la frase che mi piace di più è: scopavo la felicità.
Amare te:
Il tema della bhakti.
Amare dio è una cosa che non mi viene. Bestemmiare invece è facile e mi consola.
Dio è lontano. Forse non esiste e comunque x lui non è un problema. Per me sì.
Che sono perso qui dentro, nato per morire.
Fango di Dio:
Testo completamente di Walter.
L’Ikea è quella di Parma dove mi sono perso l’estate scorsa cercando la mia squadra che montava ponteggi multidirezionali.
Scamarcio:
Gli eserciti sono quelli della battaglia di kuruksetra.
Mia sorella è morta e io non ho figli.
Ci sta entrando un treno è una frase dei Psychedelic Furs. into you like a train
ballerina che balla, è la foto che Fabio (di Niegazowana) ha nel pc.
ciao miserabili topastri”.
Edda.
STEFANO EDDA RAMPOLDI E ANDREA RABUFFETTI, 14 SETTEMBRE 2009 SALUMERIA DELLA MUSICA, MILANO. FOTO ROCKIT.
Stefano Edda Rampoldi è stato per molti anni la voce dei Ritmo Tribale, una delle rock band italiane più importanti degli anni ’90.
Con i Tribali ha inciso 5 album e un ep.
La rock band milanese, negli anni, ha suonato ovunque: dal centro sociale Leonkavallo di Milano al palco del primo maggio in piazza a Roma, da Arezzo Wave al New Music Seminar di New York. Nel ’96, durante il tour di Psycorsonica, Edda abbandona la band.
Dopo un lungo silenzio, è ricomparso nel 2008 con dei video su YouTube, accompagnato da Walter Somà (co/autore con Stefano di gran parte di testi e musiche) e Andrea Rabuffetti (che nei video suonava di tutto, eccetto - forse - l’arpa celtica… ). Quei video (oggi non più visibili) hanno suscitato l’interesse dell’etichetta Niegazowana e hanno portato alla realizzazione di un disco:
L’11 SETTEMBRE 2009 ESCE “SEMPER BIOT”, IL PRIMO DISCO SOLISTA DI EDDA.
Registrato alle Officine Meccaniche e al Noise Factory di Milano con la produzione artistica di Taketo Gohara.
I suoi compagni d'avventura sono quelli di sempre: Walter Somà e Andrea Rabuffetti.
Walter, autore di molti dei brani presenti sull'album, è anima integrante insieme a Edda dell'intero progetto.
Invece Andrea (oltre che accompagnare Edda nei live) ha suonato nel disco: armonium, chitarra acustica, chitarra elettrica, kalimba, laud, mandolino, synth.
Sono passati a dare il loro prezioso contributo alcuni ospiti illustri:
Alberto Fabris (contrabbasso),
Taketo Gohara (melodica, organi, piano elettrico, pianoforte, synth),
Alessandro "Asso" Stefana (arpeggiatore, auto harp, banjo, ukelin, organo, pianoforte, synth, tampura),
Pacho (percussioni),
Achille Succi (sax e clarino basso),
Mauro Ottolini (trombone),
Josè Fiorilli (hammond)
Cesare Picco (pianoforte)
Con la partecipazione straordinaria di Mauro Pagani (violino).
A giugno Edda ha cominciato a portare le canzoni di “Semper Biot” anche dal vivo.
Dopo una data zero a Vigevano, si è esibito in anteprima assoluta al Miami di Milano il 6 giugno 2009.
E poi il 2 settembre in apertura degli Afterhours a Genova.
Il 14 settembre Edda si esibirà alla Salumeria Della Musica di Milano, alle 22. Il concerto verrà trasmesso in diretta su Lifegate e si potrà ascoltare quindi su http://www.lifegateradio.it/
«Semper biot»: sempre nudo, in milanese. Un invito a farsi vedere per ciò che si è, senza maschere e finzioni.
Edda sul palco e sul disco sputa verità allo stato puro, toccando corde speciali in chi ascolta.
Una sberla.
Che non può lasciare indifferenti.
Riempie vuoti e crea altre voragini.
C’è la vita, la morte, la poesia, l’oscurità, la luce, la ricerca, l’amore, tanto amore dentro. La bellezza e la schifezza di ciò che ci gira dentro.
RIEPILOGO:
**L'11 SETTEMBRE ESCE "SEMPER BIOT" (NIEGAZOWANA/VENUS)***
“Semper Biot” sarà ordinabile dal sito dell’etichetta Niegazowana dalle 00.00 dell'11 settembre. L'indirizzo diretto per comprare/scaricare l'album è:
Chi acquisterà il cd, nell'attesa che arrivi a casa, potrà comunque scaricare da subito la versione digitale.
ll 14 settembre Edda presenterà il disco alla Salumeria Della Musica (Via Pasinetti 4, Milano), inizio h 22. L'ingresso è gratuito, ma bisogna registrarsi sul sito www.lifegate.it. Il concerto e
l'intervista saranno trasmessi in diretta su Lifegate all'interno della trasmissione Rockfiles.
Per prenotare l'accredito:
http://www.lifegate.it/lg_radio/articolo.php?id_articolo=2080
Ad oggi, Semper Biot si può ascoltare in streaming gratuito su:
http://www.rockit.it/album/11277/edda-semper-biot
Contatti:
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MA9 Promotion
Maryon Pessina - Cell. 333/3951396 - maryon@ma9promotion.com
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elisarusso2@yahoo.it
http://www.myspace.com/stefanoeddarampoldi
http://www.facebook.com/group.php?gid=142348322287&ref=mf
Come è nata l'idea di aprire il sito http://www.coldplayitalia.com/?
L'idea è venuta nella primavera del 2002 ad un nostro amico di Catania, Roberto, che purtroppo non collabora più con noi. Accortosi della mancanza di una fonte valida di informazioni in italiano sulla band britannica, decise di imparare un po' di html, e mettere ordine al materiale in giro per il web. Erano i tempi in cui lo spazio internet gratuito era difficile da trovare, quando l'html era ancora un linguaggio improbabile, quando non esistevano youtube, megaupload, la gmail, facebook!
Chi sono i responsabili, come viene gestito?
Il sito è fortemente democratico. Alla base c'è un team di almeno una decina di persone, che, a seconda del proprio tempo e delle proprie attitudini, mantiene il sito aggiornato, tiene i contatti con il resto del mondo, risolve i problemi tecnici, modera il forum, cura gli aspetti grafici, etc...
Siete pronti per il concerto di Udine? Cosa vi aspettate/ come siete organizzati? Sapete qualcosa sulla scaletta? Preferenze?
Per Udine siamo prontissimi! Purtroppo la compagine si è un po' assottigliata per questa serata, visto sia il doppio passaggio italiano di qualche mese fa a cui abbiamo partecipato in massa, sia per la scelta dello stadio. Molti di noi seguono i Coldplay da anni, li abbiamo visti dal vivo addirittura in piccoli locali e negozi di dischi e la dimensione stadio, pur essendo più vicina alla musica che i nostri beniamini propongono adesso, non è proprio quella che preferiamo! In ogni caso, riproporremo la coreografia che abbiamo proposto alle scorse date italiane, del 2008: una coroncina fatta in casa, che cita quella che Chris indossa nel video alternativo di Viva la Vida, che a sua volta citava Enjoy the Silence dei Depeche Mode. Ci aiuterà con le coroncine anche l'altro sito italiano, Coldplayzone, e noi ricambieremo partecipando alla loro coreografia, quella di tanti palloncini colorati sventolati nei primi due pezzi del concerto. Facciamo questo per far sentire la band assolutamente a casa in Italia! La scaletta sarà abbastanza distribuita su tutti gli album, anche se penalizzerà le prime produzioni della
band. Ma ovviamente un concerto non può durare all'infinito e alcune scelte vanno fatte. Ci piacerebbe sentire qualche vecchio pezzo o qualche gemma nascosta, come Life is For Living, Shiver, Bigger Stronger...
Quante volte avete visto i Coldplay dal vivo, come sono i loro concerti?
Alcuni di noi partecipano ininterrottamente alle date italiane sin dal 2000, quando la band era nel nostro paese per promuovere il primo disco, Parachutes. In 9 anni molte cose sono cambiate, la band è cresciuta molto, soprattutto dal punto di vista dello "spettacolo", anche se è stato sacrificato qualche aspetto più intimo. Ci colpisce ancora tantissimo, dopo tutti questi anni, come la band e soprattutto Chris riescano ad emozionarsi per quello che fanno. Ce ne accorgiamo dal vivo, quando leggiamo nei loro occhi l'emozione di vedere cantare migliaia di fan i loro pezzi, e quando ci capita (sempre più difficilmente, vista la macchina che sono diventati), di incontrarli personalmente, sono sempre molto molto disponibili.
Ho letto nel vostro forum qualche polemica sulla scelta della città , Udine, un po' troppo fuori mano, Che ne pensate?
Beh, siamo sicuramente contenti che i Coldplay abbiano scelto una nuova città per esibirsi nel nostro paese (per la cronaca, è l'ottava città diversa, dopo Misterbianco (CT), Villafranca (VR), Milano, Roma, Fano, Verona e Bologna) e che quindi non siano sempre i soliti posti a vedere i grandi concerti rock. Una scelta un po' particolare però, che ha reso impossibile la partecipazione a parecchie persone del Sud, essendo l'unica data italiana e per giunta di lunedì. Addirittura alcuni fans italiani hanno preferito volare all'estero, magari per un weekend fuori, piuttosto che affidarsi a trenitalia. E non dimentichiamo che con prevendita e altre commissioni i biglietti più economici rasentano i 50 euro, a cui
aggiungere anche le spese di viaggio e magari il pernottamento: insomma, non proprio economico!
Ricordate qualche episodio curioso/ richiesta bizzarra da parte dei fans?
Beh, a parte le coreografie del 2008 già menzionate, anche citate dal sito ufficiale con tanto di fotografie, ci ricordiamo volentieri del concerto a Milano del 2005, quando siamo stati accontentati dalla band che ha improvvisato un loro pezzo del 2000, Shiver, che non suonavano dal vivo da almeno 3 anni oppure quando sempre a Milano, 3 anni dopo, Chris ha pronunciato dal palco il nome del nostro sito. O ancora quando nel 2003 a Roma, il chitarrista, Jon, aveva registrato un piccolo saluto che al nostro sito. E poi tanti piccoli episodi, dai viaggi fatti insieme per raggiungere i concerti, ad un'intervista sul TG3 Marche a Fano 2003, le lunghe attese in coda al freddo o sotto il sole, le trasferte all'estero senza biglietto che come per magia si risolvevano quando riuscivamo ad incontrare qualcuno della band che ci faceva accedere allo show!
Come definireste/descrivereste il pubblico dei Coldplay?
Degli inguaribili romantici in un mondo poco romantico!!
1. Due piombi assieme vanno a fondo. Molto velocemente. Il problema è che spesso la piuma non vuole starci, con un piombo. Allora il piombo rimane solo. E così sia.
2. I maestri vanno mangiati.
Anche i miti.
E i cattivi maestri, li ho seguiti tutti.
3. In assenza del mio avvocato, non parlo.
4. Se lavori con costanza, umiltà, perseveranza, poi i risultati si vedono.
5. Italiani, brava gente.
6. A qualcuno non piace Marco Travaglio. Siete dei pazzi e vi meritate Berlusconi.
7. I freaks, outsiders tra gli outsiders hanno sempre un grosso ascendente su di me, ma meno di una volta.
8. Essere vegetariani porta bene. Ma non a tutti.
9. Non riesco a stare in compagnia di una persona più di… diciamo due ore di fila?
10. Ciò che funziona sulla carta, nella tua fantasia e nei sogni, spesso non funziona nel reale. Togli spesso.
11. Non c’è via di fuga, non c’è un posto dove nascondersi. C’è solo da imparare a tuffarsi.
12. La vita ti ripresenta ciclicamente situazioni simili per vedere se hai imparato la lezione, se te la sai sbrigare. Come esperimenti coi topolini nel labirinto. Io, puntualmente applico lo schema erroneo già sperimentato. Recidiva, recidiva, recidiva.
13. L’amore mi schiaccia. Il mio e quello degli altri. Il mio soprattutto.
14. Spesso chi ha un talento enorme, ad un certo punto non lo sa gestire. Ed esce di testa. Il talento è sempre un dono e una condanna.
15. La gente nasconde lo sporco sotto il tappeto in maniera sempre più approssimativa.
16. Vorrei che quello che faccio parlasse più di quello che dico.
17. Pentirsi, non serve a un tubo.
18. Gli uomini stanno diventando talmente complicati, che ormai tocca uscire con le amiche per parlare di figa calcio e motori.
19. Non si beve l’acqua dopo gli amoli!
20. Milano a ferragosto è una giungla di asfalto rovente.
21. Fondamentalmente sono identica a quando avevo 15 anni. Non sempre è un bene.
22. Ognuno ha la sua versione dell’accaduto. È stato il samurai, no la donna, no il brigante. Rashomon.
23. Tutti sti no, non mi hanno poi fatta così crescere.
24. Lo schema vittima/ carnefice ha il suo perché.
25. “Se ti stendi in mezzo alla strada, poi non lamentarti se ti investono”.
26. Una volta avevamo attori come Mastroianni, Tognazzi, Sordi, Gassman; scrittori come Pasolini, Calvino, Moravia; giornalisti come Biagi, Montanelli, Terzani; cantanti/cantautori come De André, Battisti, Tenco; politici come Berlinguer. Oggi abbiamo quel che abbiamo.
27. A Udine ho visto Madonna, Springsteen, Coldplay (tra breve), David Byrne (a Grado), Chickenfoot (a Lignano), i Damned (ad Azzano) etc… A Trieste ho visto che il comune ha esiliato l’Opening Live Band fuori dal centro cittadino. Poi ho visto le stelle e la bora che soffiava sul Molo Audace.
28. Su un evento di Facebook ci possono essere 500 ospiti confermati, poi all’evento in carne ed ossa ne puoi trovare 5.
29. Trieste è bella ed inospitale.
30. Quando arrivi al mare, stendi sempre l’asciugamano lontano dai braccioli di Nemo e la tavola da surf de L’uomo Ragno. Sono sedimenti lasciati da qualche umpa lumpa, che seppur momentaneamente assente, tornerà alla base.
31. Non potrò mai prendermi cura di: figli, cani, piante di basilico.
32. Il mio rapporto d’amicizia ideale, è sullo stampo Dr House-Wilson.
33. Non dico ciò che penso, non penso ciò che dico.
34. Solo il desiderio è reale.
35. Cosa non si fa per un mito giovanile.
36. Ho fatto dell’assenza il mio tratto distintivo.
37. Veni, vidi, vici.
38. La donna è come la beccaccia. Se la vedi passare una volta, poi basta che aspetti e ritorna indietro. (Grazie Enrico per questa perla di saggezza toscana).
39. Sista, credimi non era affatto vuoto. Era troppo pieno. Troppo. Tu non sai quanto. Ma alla fine non fa differenza: il troppo vuoto e il troppo pieno portano alla stessa apocalisse.
40. Rifarei tutto, ma ri-sbaglierei con più precisione.
41. Ogni volta che faccio una bella figura, poco dopo ne faccio una di merda circa tripla a quella bella.
42. Tra le 5 e le 6 di mattina, dico di sì a tutto. Ma è perché dormo.
43. Anche se dormo, vedo.
44. Con la dolcezza si ottiene poco, quasi niente.
45. Smetto quando voglio.
46. Le dimensioni contano. Sempre e in qualunque ambito.
47. Caro Nick Hornby, secondo me è venuta prima la tristezza. Le canzoni tristi, poi.
48. Le cose di valore non hanno bisogno di grande pubblicità; se ne vanno in giro con le proprie gambe e il passaparola. Basta una spintarella iniziale.
49. L’attaccamento alle persone e agli oggetti è fonte di malessere. Uno dei malesseri più piacevoli e irrinunciabili.
50. Il fumo nuoce gravemente alla salute, ma mi sa che anche il sole non scherza.
Buona affluenza di pubblico al concerto degli Afterhours, che hanno suonato nell’ambito del Festival Onde Mediterranee, nel Parco Europa Unita di Cervignano. Accanto ai fondatori della band Manuel Agnelli (voce, chitarre) e Giorgio Prette (batteria), nella formazione attuale ci sono Giorgio Ciccarelli (chitarre), Rodrigo D’Erasmo (violino) e Roberto Dell’Era (basso). Il concerto si apre lieve con «Dove si va da qui». Secondo pezzo in scaletta è il sanremese «Il Paese è Reale». Che avrà anche fatto conoscere la rock band milanese ad un pubblico più vasto, ma è uno degli episodi meno riusciti della loro ventennale carriera. Sullo sfondo troneggia l’inquietante penisola italica fatta di piume bianche. A seguire «Male di Miele», ormai un classico che ha sempre un grande impatto live. Il concerto è ben poco incentrato sull’ultimo disco «I Milanesi Ammazzano il Sabato», ma pesca piuttosto negli album precedenti. Un greatest hits che va da «Lasciami leccare l’adrenalina» a «Quello che non c’è» e «Non è per sempre». Molto belli ed intensi gli estratti da «Ballate per Piccole Iene», eseguiti in versione più veloce e cattiva che colpisce dritta al cuore: «Il Sangue di Giuda», «La Vedova Bianca», «Ci sono molti modi», «È la fine la più importante». Coraggiosa la scelta di coverizzare «What a Wonderful World», inimitabile nell’interpretazione di Louis Armstrong, ma magari più vicina alla versione fatta da Shane McGowan e Nick Cave. «Voglio far qualcosa che serva» è il motto di Agnelli ed il suo impegno, anche con la compilation «Il Paese è Reale» è lodevole. Ma sul palco sembra starci più per mestiere che per divertimento. La vecchia magia è un po’persa. Come se ormai non ci fosse più niente di nuovo da dire, per una band che ha osato e sperimentato tanto, fino ad oggi. Scherzando, il leader degli After ringrazia i presenti di non essere andati a vedere i Chemical Brothers che si stanno esibendo in contemporanea a Jesolo. Dice che lui sarebbe andato a vederli. Anziché suonare? Il dubbio sorge.
Per la rassegna Sexto’nplugged nell’Abbazia di Santa Maria a Sesto al Reghena (Pn), sabato 8 agosto hanno suonato gli inglesi Cranes, (la band capitanata da Alison Shaw, sulle scene da più di 15 anni, danno vita a dolci melodie con chitarre acustiche, pianoforte e violoncello). E poi uno dei più giovani e promettenti artisti londinesi, Patrick Wolf. Enfant prodige delle tensioni pop di prossima generazione, Wolf ha aggiornato la figura del cantautore neoromantico con una scrittura nel solco di maestri come Scott Walker, David Bowie e Marc Almond.
«Essere in tour è parte della mia vita», dice Wolf. «La mia vita è la mia arte e la mia arte è la mia vita». Il suo ultimo album, «The Bachelor» ha avuto ottime recensioni. E le vendite come vanno?
«Stanno andando bene. Vendo più adesso che incido per la mia piccola etichetta di quando incidevo per una major». «The Battle» è un progetto che comprende due album: il primo, «The Bachelor» è appena uscito. Quando uscirà il secondo capitolo?
«Si chiamerà «The Conqueror» e uscirà verso febbraio, preceduto da un singolo alla fine di quest’anno». C’è un filo conduttore?
«È un documento della mia battaglia romanticamente condotta, di un periodo in cui cerco di trovare un equilibro nel mondo». Tiene un unico concerto in Italia. Che tipo di spettacolo sarà?
«Un concerto acustico, senza la band. Soltanto io, voce e piano. Scarno, con le emozioni e gli elementi naturali in primo piano». I pezzi saranno diversi rispetto al cd?
«Molto. Spero ci sarà interazione con il pubblico». Ha realizzato un videoclip spettacolare per il singolo «Hard Times».
«È un omaggio ad Elvis Presley e Klaus Nomi». Il titolo è preso da un romanzo di Dickens?
«Sì. Dickens descriveva un periodo di povertà di Londra simile a quello attuale, da molti punti di vista». La musica per lei è solo istinto?
«Essere intellettuali con la musica è come essere vegan e mangiare la carne. Non si può intellettualizzare qualcosa che è puro istinto. La musica viene dall’anima, c’è qualcosa di religioso in questo. La musica è il mio Dio». La sua collaborazione con Alec Empire?
«Un’unione benedetta. Siamo molto legati. Ha risvegliato in me un lato aggressivo e ha portato le chitarre elettriche. È stato il padre spirituale del disco».
Vasco Brondi, Le Luci Della Centrale Elettrica suona nell’ambito di «Notturni Sonori», stasera alle 22 a Portogruaro (Ve), nel Parco della Pace. Due anni molto intensi per il giovane cantautore di Ferrara: tra i tanti riconoscimenti, il suo debutto «Canzoni da spiaggia deturpata» (La Tempesta/Venus) ha vinto il prestigioso Premio Tenco come migliore opera prima.
Dopo i primi concerti da solo, da un anno a questa parte stai andando in giro con diversi musicisti. Al momento chi ti accompagna?
«Un trio composto da Daniela Savoldi al violoncello, Enrico Gabrielli (polistrumentista già con Afterhours, Mariposa, Calibro 35), Rodrigo D’Erasmo (il violinista che ha sostituito Davide Ciffo negli Afterhours). Poi ogni tanto ci sono degli ospiti, la settimana scorsa ho avuto sul palco Alessandro “Asso” Stefana (che suona, tra gli altri, con Vinicio Capossela). Questo inverno invece ho fatto un tour molto intenso, circa 80 date assieme a Giorgio Canali. Adesso Canali è in giro con il suo progetto Rossofuoco, perché è uscito da poco il suo disco nuovo. Ho avuto modo di vederlo in concerto al Mi Ami di Milano, davvero bello». Ci sono state delle cose nuove che hai visto al Mi Ami Festival che ti hanno colpito?
«Mi è piaciuto molto un duo che si chiama Il Pan Del Diavolo. Poi – anche se non è una cosa nuova ma un ritorno -, mi è piaciuto molto Edda Stefano Rampoldi (ex Ritmo Tribale). Il suo disco è davvero stupendo, una delle cose più importanti che ho sentito ultimamente». Come sarà il tuo prossimo disco?
«Non ne ho la più pallida idea! Sarà basato sulla povertà in generale. Pochi strumenti e niente super produzione. Drastico. Non mi sono ancora appassionato più di tanto alle compere di strumenti: quando vado nei negozi e vedo quanto spendono i ragazzini per chitarre e simili, mi sconvolgo». Hai partecipato anche alla compilation “Stranger Music. A Tribute to Leonard Cohen” con il brano “Diamonds in The Mine”.
«È stato registrato due anni fa con un microfono dell’ipercoop da 12 euro e 99 centesimi». Stai scrivendo in questo periodo?
«Sì, ho avuto molto tempo per la scrittura. Sono stato fermo tre mesi tra il tour invernale e quello estivo. Nel tour estivo ci sono una ventina di date (molte meno che quest’inverno), quindi ho il tempo per fare le mie cose. Leggere e scrivere. Ad ottobre, Baldini e Castoldi ristampa il mio libercolo con aggiunte parti nuove, sono abbastanza stupito che possa vedere la luce». Ci consigli un libro?
«Un libro bellissimo che ho appena letto è “L’ultimo sparo” di Cesare Battisti uscito per DeriveApprodi, un documento storico e poetico». Ci sono episodi di questo tour che finiranno nelle prossime canzoni o scritti?
«No. Ho schifo per le questioni autobiografiche. I momenti belli ci sono stati e sono affari miei».
Oggi su Il Piccolo
Ieri sera Madonna ha regalato due ore di spettacolo coinvolgente e ricco di cambi di scena. Dopo i 55mila accorsi qualche giorno fa allo Stadio Meazza di Milano, lo show di Louise Veronica Ciccone è sbarcato allo Stadio Friuli di Udine. Pressoché sold-out, l’afflusso di pubblico è stato notevole: 40mila presenze per la data friulana dello «Sticky & Sweet Tour», già proclamato il tour con il maggiore incasso nella storia per un artista solista.
Un live in cui la parte visiva è strabordante e acrobatica, un evento talmente pieno di input che è quasi difficile da assorbire. Si metabolizza dopo un po’. A metà strada tra un enorme circo, un musical, un luna park e un concerto, preceduto ieri dall’ombra della tragedia che a Marsiglia è costata la vita a due operai impiegati a erigere il palco dove avrebbe dovuto esibirsi domenica. Il concerto di domenica a Marsiglia è stato annullato, e la Regina del Pop, poco prima dell’inizio dello show si è detta “sconvolta per aver appena ricevuto questa notizia così tragica, le mie preghiere vanno alle vittime, alle loro famiglie e a tutti coloro colpiti da questa notizia sconvolgente”. E verso la fine dell’esibizione, visibilmente commossa, ha di nuovo ricordato davanti ai suoi fan la tragedia in Francia, invitando tutti a riflettere sul valore della vita, e della fortuna di essere vivi.
Madonna compare sul palco alle 22 dopo un’attesa resa spasmodica da effetti luce e proiezioni spaziali e psichedeliche. Scenografie mozzafiato, coreografie studiate in ogni minimo dettaglio. Una monumentalità che fa quasi paura. E la musica sembra più che altro imponente colonna sonora del film pieno di effetti speciali a cui si sta assistendo. O, come dicono i maligni, il canto è l’ultima delle discipline presenti. In quanto Regina del pop, non può che entrare in scena seduta su un trono sfarzoso, sopraelevato e posto al centro del palco, accanto a delle gigantesche “M”. Chioma bionda sciolta, stivali neri super fetish, tutina sexy, fisico scolpito in bella mostra, posa lasciva e, ovviamente, ballerini/servi ai suoi piedi. Che sia chiaro da subito: lei è il boss; «è lei che porta i pantaloni», citando il suo ex marito Guy Ritchie. Le esibizioni atletiche sessualmente allusive, al limite del peep show, sono ormai un marchio di fabbrica. Non scandalizzano. O perlomeno, non i suoi fans. Forse qualcuno ancora si chiede se la pop star stia facendo il verso al voyeurismo delle donne o lo stia semplicemente rafforzando. Dubbi e ambiguità sempre ben accetti, quando si parla di questa controversa icona della musica pop.
In apertura, «Candy Shop»: «Sarò la tua unica fermata, negozio di caramelle». Dietro la reincarnazione dolce e appiccicosa della diva c’è lo zampino del giovane produttore prodigio Pharrell Williams, la cui immagine ad un certo punto comparirà sul megaschermo, assieme a quella di Kanye West. Dopo la dolce scorpacciata nel negozio di caramelle, si procede con «The Beat Goes On», con tanto di ballerini a bordo di una Rolls Royce bianca. Il palco, racchiuso da numerosi maxischermi, è un complicatissimo intreccio di pedane e cavità in continuo movimento e trasformazione che diventa addirittura un ring di pugilato durante «Die Another Day». Come preannunciato arriva anche l’omaggio all’amico Michael Jackson, con immagini di Jacko (bellissima e indimenticabile quella del suo volto da bambino con capigliatura afro cotonata) e un ballerino che si esibisce nel celebre moonwalking, creando un velo di inevitabile commozione e grande partecipazione del pubblico. Si tratta dell’unico momento davvero inedito e speciale dell’intero tour. L’ultimo saluto della Regina al Re. La scaletta è ricchissima (più di venti brani) e comprende anche qualche vecchio successo come «Vogue» e «La Isla Bonita», quest’ultima rivisitata in chiave gipsy tanto da ricordare i Gogol Bordello e sicuramente influenzata dalla passione che il loro leader Eugene Hutz ha scatenato nella cantante. (Eugene compare anche nel primo film diretto da Madonna).
Madonna non è quasi mai sola sul palco, eppure è sempre la protagonista: impossibile non focalizzare la propria attenzione sulla sua magnetica presenza. Di lei, agli esordi, dicevano che non era bella, non sapeva ballare e aveva un registro vocale mediocre. Il suo percorso ci insegna, forse, quanto possa pesare la determinazione, la personalità, il carisma. Qualcosa di magico che questa splendida cinquantenne (compirà 51anni il 16 agosto) ha trasformato in una macchina da guerra, che l’ha fatta rimanere sempre sulla cresta dell’onda, osando e reinventandosi di continuo. Camaleontica ma anche grande imprenditrice di sé stessa.
Stupisce il cambio esorbitante di abiti di scena, d’altra parte i numeri del tour sono da capogiro: 3500 costumi, 200 spugne per il trucco (con il trattamento all’ossigeno usato prima di ogni performance), 100 paia di ginocchiere, 250 persone nello staff, tra cui 5 addette al cambio di costume, calcolato in un tempo di un minuto e mezzo, 36 gli stilisti che hanno contribuito all’allestimento del guardaroba. Stupisce, come sempre, l’energia e la forza fisica con cui la Ciccone regge lo show. «Madonna appare per quello che suda», disse giustamente Robert Smith dei Cure e non c’è niente di più reale ed umano delle gocce che imperlano la fronte della diva. Coinvolgente «Music», il cui testo recita: «la musica fa avvicinare la gente, la musica crea i borghesi e i rivoluzionari. E quando la musica inizia non voglio più fermarmi». Il tempo vola così veloce in compagnia della mamma più trasgressiva d’America, che si arriva all’esplosione finale di «Give it 2 Me» quasi senza accorgersene. Brano più che adatto per un finale “aperto”: «non fermarmi ora, non ho bisogno di riprendere fiato, quando si spengono le luci e non resta più nessuno, posso andare avanti ancora e ancora». Sorge il dubbio che lo show volga al termine perché è il pubblico a rimanere senza energia. Lei, mai.
Lo Special Guest dello «Sticky & Sweet Tour» 2009 in apertura di serata è stato Paul Oakenfold. Uno dei nomi più importanti della club culture moderna. Ha remixato pezzi di Rolling Stones, U2, Madonna, Justin Timberlake, Snoop Dog, Muse, New Order, The Cure, Massive Attack e persino Elvis Presley, e ha prodotto The Happy Mondays. Nominato due volte ai Grammy, è presente nel Guinness Book of World Records per essere il più grande DJ nel mondo. Il suo nuovo album, «Pop Killer» sarà pubblicato entro la fine dell’anno. Il tour di Madonna prosegue in giro per l'Europa (il 20 agosto fa tappa a Lubiana), mentre a inizio agosto sarà in radio un nuovo inedito della pop star, a precedere l'uscita di un doppio greatest hits prevista per fine settembre.
Il disco di debutto dei triestini 1ne Day «Capricorn», è uscito in Inghilterra per la Casket/Copro Records e viene distribuito in tutto il mondo dalla Plastic Head. Contiene 11 pezzi, fra i quali la cover di «Black Celebration» dei Depeche Mode. I 1ne Day hanno anche realizzato il loro primo videoclip per il singolo «Capricorn», con un team di produzione eccezionale composto fra gli altri dal regista e sceneggiatore romano Giovanni Bufalini e il direttore della fotografia Timoty Aliprandi (Subsonica, Giusy Ferreri).
Ad oggi «Capricorn» viene venduto attraverso internet e la Casket/Copro in tutto il mondo, mentre il videoclip è visibile su Youtube, e da poco in rotation su All Music e Rock Tv.
Matteo “Ote” Pasino (voce/chitarra) così riassume la storia della band:
«Siamo attivi dal 2001, e abbiamo tutti esperienze in altre band: io con Imperial, Odd, Rha, The Sons, il bassista/cantante Dade con Bespin ed Ars Moriendi, il batterista Andrea Janko con Imposer e Necrosphere ed il chitarrista Virusmind con Imperial e Odd. Abbiamo collaborato con il produttore sloveno Dali Sternisa, con cui abbiamo realizzato il promo “Black Celebration-Sorry”, nei suoi studi di registrazione a Bled in Slovenia». Come sono nate tutte le collaborazioni che hanno portato anche alla distribuzione mondiale del vostro cd?
«Grazie a internet e in particolare Myspace che è la realtà fondamentale per tutti i musicisti indipendenti. Lì ho conosciuto il nostro produttore. Poi è arrivato il contatto e l’amicizia con il regista Bufalini. Con lui è nata l’idea di realizzare un video per la title track che abbiamo realizzato assieme ad un team di produzione strepitoso. Lavorare con questo regista è stato per noi un onore e una fortuna». Il video è talmente convincente da sembrare un film…
«Abbiamo voluto fare un video che fosse interessante da guardare, che fosse accattivante, da rivedere». Avete definito il vostro genere “nu core”.
«È una definizione forgiata da noi diversi anni fa, per intendere un misto tra hardcore, nu metal e anche new wave, grande passione del nostro bassista che ci ha portati a registrare il brano dei Depeche Mode. In questo momento nelle recensioni vediamo che va per la maggiore la definizione di metal core. Ma noi preferiamo nu core, perché mette a fuoco il nostro sforzo di trovare un nuovo centro in cui mettere le nostre esperienze musicali». Puntate molto al mercato e al pubblico internazionale?
«Veniamo tutti da esperienze musicali che erano già lungimiranti in partenza. Per noi l’unico risultato possibile era realizzare un prodotto che avesse come standard gruppi internazionali, con cui vogliamo confrontarci. Ragione per cui registriamo con attenzione, senza far uscire ogni anno un disco ma lavorandoci su parecchio».
Grande spettacolo all’Arena Alpe Adria di Lignano per i Chickenfoot. In formazione, quattro mostri sacri della musica rock: il virtuoso della chitarra Joe Satriani, il batterista dei Red Hot Chili Peppers Chad Smith, Michael Anthony e Sammy Hagar (rispettivamente: ex bassista ed ex voce dei Van Halen).
Quattro tipi che hanno fatto la storia della musica, e che si sono incontrati per delle jam session tra amici al Cabo Wabo Cantina, in Messico. Da lì è nato questo nuovo progetto. Un supergruppo, come si dice in questi casi. La data di Lignano, in esclusiva per il Triveneto, lascia senza fiato. È raro vedere quattro giganti così dotati di tecnica e voglia di divertirsi, amalgamarsi così bene, senza che uno primeggi sull’altro. Nei Chickenfoot non esistono, per dire, gli assoli di chitarra di dieci minuti. Tutti e quattro sono sempre in gioco, a riempire il palco e il concerto in ogni secondo. Il talento dell’uno valorizza quello dell’altro, senza mai adombrarlo. Si parte alle 21.40 con «Avenida Revolution», canzone che parla del Messico e dei suoi problemi: immigrazione clandestina, traffico di droga, povertà, religiosità esasperata: “abbiamo croci e fiori ma nessuna soluzione”. Alla fine del pezzo Smith lancia le bacchette della batteria tra la folla, e diventerà un vero e proprio rito durante lo show: una pioggia di bacchette e plettri. Hagar si compiace della bella location vicina alla spiaggia e parte «Soap on a Rope». Salta come un matto, si avvicina a Satriani e gli urla “Joe show me what you’re lookin’for”, fa un massaggio ad Anthony e un balletto incontenibile davanti a Smith. Sembrano divertirsi di brutto, e il pubblico con loro. “Non so parlare italiano, parlo a malapena l’inglese!”, dice Hagar prima di una piccante esecuzione di «Sexy Little Thing» durante la quale si butterà addosso una bottiglia d’acqua. Seguono il singolo «Oh Yeah» e poi «Down The Drain». Hard rock made in Usa, funky, blues e pop si mescolano in una performance fulminante e tecnicamente ineccepibile. Chad Smith urla e proclama: “Joe è un belissimo guitaro”, ed è talmente un mostro che suona un pezzo… con i denti! E non sbagliano una nota, e non c’è una sbavatura. Hagar annuncia che Chad Smith è ufficialmente pazzo: “I medici gli hanno da poco detto di prendersi almeno due mesi di pausa, e lui non si è fermato neanche un giorno”. Cosa mai potrebbe fare l’uomo che mangia batterie a colazione, se si fermasse? Per un breve pezzo, che annunciano come «C’mon Motherfucker Yeah», Smith canta e Hagar pesta la batteria. Ancora «Learning To Fall», «Get It Up», «Turnin’Left», «Future In The Past»: l’album di debutto viene eseguito quasi integralmente. Nei bis «Bad Motor Scooter», un brano di Hagar ai tempi dei Montrose. Saluti finali davvero generosi con i quattro eroi che si filmano tra loro facendo un po’gli scemi. Se lo possono permettere, dopo la lezione di energia, virtuosismo e classe impartita.
Oggi su Il Piccolo
Stasera alle 21.15 la decima edizione della Fiera della Musica di Azzano Decimo si chiude, nell’Area Palaverde, all’insegna degli ospiti britannici: in concerto JoeJackson e ad aprire la serata gli UB40, la band multirazziale inglese capostipite del British reggae che attinge dalle sonorità giamaicane.
Joe Jackson sarà accompagnato da una sezione ritmica davvero eccellente, con il bassista Graham Maby e il batterista Dave Houghton, per una performance in cui riecheggeranno i successi di una lunga carriera. Jackson, compositore e musicista inglese trapiantato a Berlino, ha stupito negli anni per il suo eclettismo che lo ha portato ad esplorare una molteplicità di generi musicali dalla new wave al pop, dal jazz alla musica classica passando per il reggae ed il jump-blues. L’ultimo disco, «Rain», uscito l’anno scorso è un’ulteriore prova della sua capacità di sfuggire ai facili incasellamenti: «Il mio lavoro è fare musica. Trovare le definizioni è compito dei giornalisti», commenta Jackson. Come sta andando il tour?
«Molto bene. Non posso dire che in un posto va meglio dell’altro perché sono grato ad ogni persona che compra il biglietto, e cerchiamo di rendere ogni concerto memorabile». Ha dichiarato che “l’album è ridotto all’essenziale, per raggiungere una qualità senza tempo”. Anche il live è così essenziale o ci sono difficoltà a ricreare sul palco i suoni del disco?
«Non è affatto difficile ricreare i suoni di questo disco dal vivo. Siamo solo noi tre, sul palco. E quindi, sì, ridotto all’essenziale. Ma è anche la dimostrazione di quanto si può ottenere con tre soli musicisti. Ed è molto più di quello che potete immaginare. È grandioso suonare con persone che conosco così bene: siamo amici, ci divertiamo a stare assieme e lo show esce in maniera del tutto spontanea. Riusciamo a fare un concerto diverso ogni sera». Le piace di più registrare un disco o suonarlo dal vivo?
«Suonare davanti a un pubblico è sempre la parte migliore. Completa il quadro». La scaletta del concerto che proporrete alla Fiera Della Musica?
«Un mix di pezzi vecchi, pezzi nuovi, vecchie canzoni suonate in maniera nuova e qualche canzone di altra gente suonata a modo nostro». Ha dichiarato di essersi innamorato dei Balkan Beats…
«Adoro la combinazione di musica Balkan e Gipsy con i beats dell’elettronica. Ascolto con piacere tanta musica elettronica, ma riconosco che alle volte può essere piuttosto fredda. Il tocco etnico invece le conferisce anima. Apprezzo anche la musica originale e “primitiva” che viene dalla Serbia, dalla Romania e altri paesi dell’Est. Musica selvaggia e senza tempo: anche quando diventa di moda, non è di moda!». Dal suo primo singolo, più di 30 anni fa, ha venduto milioni di dischi, vinto un Grammy, composto musica per i film di Hollywood… Le rimane qualche sogno nel cassetto?
«Ho già ottenuto molto più successo di quanto mi potessi aspettare 30 o 20 anni fa. Tutto il resto non è che la ciliegina sulla torta. Ma si è rivelata una torta piuttosto grande. Con uno strato di glassa bello spesso». Ha pubblicato la sua autobiografia e ha lavorato anche per il teatro (“Stoker”), ha altri progetti extra-musicali al momento?
«No, non ho piani di questo tipo. Stoker, opera teatrale basata sulla vita di Bram Stoker, l’autore di “Dracula”, è una collaborazione legata alla mia attività principale: ho scritto musica e testi, non sceneggiatura». Che consiglio darebbe ad un musicista esordiente?
«Come diceva il Samurai: “Non aspettarti nulla, ma sii pronto per tutto».
I Sick Tamburo hanno fatto uscire da poco il loro primo album, un debutto firmato dall’etichetta La Tempesta (Tre Allegri Ragazzi Morti, Moltheni, Teatro degli Orrori, Le Luci Della Centrale Elettrica). La formazione dei Sick Tamburo vede alla voce Boom Girl, al secolo Elisabetta Imelio, bassista dei Prozac+, e alla chitarra Mr.Man, alias Gian Maria Accusani, leader dei Prozac+. Al loro fianco: Doc Eye alla batteria e String Face al basso. Suonano un mix di rock ed elettronica, segnato da accenti analogici quale l'uso quasi sistematico del delay, su cui poggiano cantati minimalisti e ipnotici. La potenza di questo progetto è gia stata testata con successo dal vivo, di recente su palchi importanti come quelli del Mi Ami e del Rock In Idro a Milano. In rotazione su Mtv e altre emittenti, un videoclip di grande impatto del brano «Il Mio Cane con Tre Zampe» diretto da Stefano Poletti.
Come nascono i Sick Tamburo?
GM Accusani: «Vanno di pari passo con i Prozac+, che in questo momento sono fermi, ma non sciolti. Volevamo fare una cosa nuova, abbiamo cominciato quasi per gioco. Sick Tamburo era il nome di un progetto di sole percussioni che stavo mettendo assieme, ad Elisabetta piaceva molto e l’ha voluto usare».
L’idea di fare i concerti mascherati e mantenere il mistero, com’è nata?
E.Imelio: «Ci piaceva molto esteticamente, volevamo fare uno spettacolo che oltre ad avere un impatto musicale avesse anche un impatto forte visivo».
In questo progetto hai cambiato ruolo, da bassista a frontwoman e cantante, come ti trovi?
«All’inizio ero abbastanza spaventata. Poi un po’per volta mi sono abituata. Alla fine non è così diverso».
Come è stato lavorare con La Tempesta?
GM Accusani: «Secondo me La Tempesta ha le realtà più interessanti in Italia. Conosciamo Davide Toffolo e i Tre Allegri Ragazzi Morti da sempre, quindi è stato un ritorno a casa, una bella esperienza».
Cosa succede a Pordenone in questi anni?
GM Accusani: «Ci sono tante piccole realtà nuove che si danno da fare, come in qualsiasi città di provincia. Ma adesso, a differenza di qualche anno fa, è ancora più difficile emergere perché la musica ha raggiunto livelli bassissimi, non dal punto di vista della qualità, ma dal punto di vista degli spazi. Quindi le realtà rimangono spesso chiuse nelle cantine».
Com’è andare in giro con GianMaria da tanti anni?
E.Imelio: «Abbiamo un rapporto odio/amore. Ma comunque, dopo tutti questi anni siamo una coppia affiatata. Per le cose importanti siamo sempre d’accordo. La musica e i testi sono di Gianmaria, ma non fa mai qualcosa che non sento mia».
GM Accusani: «Le cose che faccio sono su misura sul mio lavoro. Il progetto è nato molto in studio, con una mia idea forte di produzione, non solo di costruzione di pezzi. L’idea di ogni canzone è legata alle persone che ci sono dentro».
Hai mai voluto modificare qualche testo?
E.Imelio: «Finora mai. Sicuramente se io avessi qualcosa da dire su qualche testo, lui mi ascolterebbe. Ma finora davvero non è mai capitato. Sento i testi molto miei, molto vicini».
GM Accusani: «Sono spaccati di cose che ci stanno attorno, assemblati in maniera molto strana, diversa dallo stile dei Prozac e facilitato dal modo di cantare che è monofonico, quasi rappato».
Avete collaborato con un rapper, Junk.
«Sì perché questo progetto è nato vicino al rap. Non siamo dei grandi appassionati del genere, ma il modo di cantare ci ha ispirato. La nostra base musicale si sposa molto bene con quel cantato».
Eminem «We Made You»
Jarvis Cocker «Angela»
Marmaduke Duke «Kid Gloves»
Pink Mountainpops «And I Thank You»
PGR «Cronaca Di Guerra»
Jane’s Addiction «Been Caught Stealing»
Bob Dylan «Beyond Here Lies Nothing»
Green Day «21st century breakdown»
Fabri Fibra e Dargen D’Amico «Via Vai»
Dub Pistols feat Ashley Slater «Back To Daylight»
Dirty Projectors «Stillness is the Move»
M.I.A. «Paper Planes»
Fabri Fibra «Speak English»
Club Dogo feat. Terron Fabio «Né fama Né soldi»
Chickenfoot «Oh yeah!»
Lemonheads «I just can’t take it anymore»
Dinosaur Jr «Over It»
Soulsavers feat Bonnie Prince Billy «Sunrise»
The Vaselines «Jesus Wants me for a Sunbeam»
The Vaselines «Son Of A gun»
Crookers «Knobbers»
Prodigy «Warrior’s Dance»
Autokratz «Always More»
Junior Boys «Hazel»
Moby «Pale Horses»
Phoenix «Lisztomania»
Chicks On Speed «Super Surfer Girl»
DM Stith «Pity Dance»
Franz Ferdinand «No You Girls»
Marylin Manson «Arma-goddam-motherfuckin-geddon»
Manic Street Preachers «Jackie Collins existential question time»
Jack Penate «Tonight’s Today»
St.Vincent «Actor out of work»
Linea 77 feat. Tiziano Ferro «Sogni Risplendono»
Sick Tamburo «Parlami Per Sempre»
Stefano Edda Rampoldi «Fango di Dio»
Dente «Vieni a Vivere»
Marta Sui Tubi «Cinestetica»
Statuto «Sempre insieme a te»
Beatrice Antolini «Funky Show»
Blake/e/e/e «New Millennium…»
Samuel Katarro «Terminally Illness Blues»
Julie’s Haircut «Sleepwalker»
Glitch «Head»
The Record’s «The Girl Of My wet dream»
Mariposa «Sudoku»
The Gossip «Heavy Cross»
Placebo «For What it’s worth»
N.a.s.a «Gifted»
PJ Harvey «Sixteen, fifteen/fourteen»
Mastodon «Quintessence»
Lacuna Coil «I Like it»
The Dead Weather «Hang you from Heavens»
Malakai «Warriors»
Bob Log III «Goddam Sounds Good»
Rancid «Last one to die»
Green Day «Know your enemy»
Iggy Pop «King Of the dogs»
Art Brut «Alcoholics Unanimous»
The Pains Of Being Pure At Heart «A teenager in love»
Jeffrey Lewis and The Junkyard «Roll bus Roll»
Maximo Park «The Kids are sick again»
The Horrors «Who Can Say»
Grizzly Bear «Two Weeks»
Eels «That look you give that guy»
Iron and Wine «Love Vigilantes»
Dopo 13 anni di vuoto nella scena italiana, e dopo una data zero, sabato 6giugno, Stefano Edda Rampoldi ha tenuto il primo live ufficiale, al Mi Ami di Milano.
Un grande ritorno.
Un trionfo.
Che riempie il cuore di chi ci ha sempre creduto.
Forse anche di chi non ci credeva.
Senza togliere a nessuno, Edda è stato il Re del Mi Ami.
E dovrebbe essere incoronato come re della musica italiana.
Altro che Paese Reale.
Siamo su un altro pianeta, che trascende la sfera musicale. Scomodiamo pure la parola poesia.
Che in giro ce n’è sempre meno.
Un raro momento di verità allo stato puro.
In your face.
Quando arriva al Mi Ami, non si capisce se Stefano abbia voglia di abbracciare tutti o di scapparsene via. Probabilmente un misto delle due. “Cazzo mi sembra di stare ad un matrimonio”, dice. I Ritmo Tribale quasi al completo che lo abbracciano e salutano è uno spettacolo e una gioia per i vecchi fans. Vinicio Capossela che gli fa i complimenti, si intrattiene a lungo con lui e lo applaudirà con entusiasmo durante tutto il live, ci dà un chiaro segnale sul futuro, su quanto piacerà il disco in uscita.
Foto di Andrea Piccolini
Quando Stefano sale sul palco, assieme ad Andrea Rabuffetti, si sente subito il calore del pubblico. Un boato di persone, tra cui molte che hanno sperato di assistere a qualcosa del genere per 13 lunghi anni. Mi sento catapultata in una sfera emozionale sepolta dai tempi dei Ritmo. Nonostante questi anni, in cui ho visto centinaia di concerti. Che mi hanno emozionata a diversi livelli, ovviamente, senza toccare però quelle corde. Che quasi avevo dimenticato di avere. Una voce che arriva dove nient’altro arriva. Inspiegabile. (Che la vita es muy dolorosa, ma anche da ridere).
Foto di Andrea Piccolini
“Volevo dire qualcosa ma è meglio se sto zitto, va…”
Stefano riesce a dosare i suoi interventi in maniera perfetta, senza strabordare mai. C’è la tensione, l’acustica non impeccabile, quel che vuoi… eppure il concerto ingrana al primo secondo e tiene botta fino al finale, senza un calo di tensione.
Penso sia stato considerato unanimemente qualcosa di sublime e speciale. Un sacco di gente assorta. Che ascolta con attenzione, che ride sulle solite storpiature dei testi, che applaude, che lo acclama, che sta in religioso silenzio nei momenti giusti. 13 anni anche brevi, a giudicare da come Stefano sa tenere il palco, nonostante l’inevitabile emozione. Sembra nato apposta. I pezzi continuano a cambiare. U-tube, il disco, il live: mutazioni continue. Mi stupisco di quante cose riesca a fare, con la voce. E di come giochi con le parole, scegliendo sempre quelle giuste. Non so se per genialità pura o perché non ricorda i testi, fattosta che a volte mi sembra faccia una specie di free style, come nel rap, buttando fuori quel che gli viene.
“Vivo sempre da sola dentro una stanza prima o poi forse qualcuno mi cercherà” diventa “Vivo sempre da sola dentro una stalla prima o poi forse qualcuno mi mungerà”. Per fare un esempio. Poi ci sono i nomi delle persone, che io pensavo fossero inventati, e invece esistono tutti: Gattel, Paola Meda, Anna Meda, Saibene… Cioè ci sta veramente raccontando di lui, fatto non così scontato. Non c’è personaggio. Non c’è confine tra uomo e artista. È lui, ed è unico. Darsi così in pasto è terapeutico da un lato, dilaniante da un altro, credo. Sicuramente coraggioso, giusto e lodevole. Semper biot, sempre nudo. Appunto.
Foto di Andrea Piccolini
Perfino la cover di Giusy Ferreri “Stai fermo lì” ha senso, visto che comincia con “E mi dici che lo prendo nel culo”. (Forse il testo è un po’adattato, sì).
“Io e te”, “A Milano”, “Snigdelina”, “L’innamorato”, “Organza”, “Argentina/ Per semper biot”, “Anale”, “Amare te”: i brani del disco funzionano alla grande anche in versione scarna. Su “Organza” si ferma, a rimarcare “Sono sempre un bel ragazzo”, frase che ripeteva un personaggio di un cartoon, e sorride e tutti applaudono. “Prova a metterti nei panni miei che sono Stefano l’incoronato/ indemoniato/ innamorato”: “L’innamorato” viene particolarmente bene, Stefano canta in una maniera che non avevo mai sentito. È vasto, e continua ad ampliarsi, a stupire. Si espande come l’Universo, e mi chiedo se ci sia posto, qui, per così tanta roba. Mi chiedo se ce la meritiamo, anche.
E poi, per un tacito accordo, il pubblico li aspetta. I pezzi dei Ritmo. “Invisibile” e “Amara”. La sera prima Stefano dice “Mah, non so se faccio anche Uomini”. Ma è la folla a decidere. E accade quello che non avremmo mai pensato: risentire una delle più belle canzoni italiane del secolo, direttamente dalla voce unica del suo autore. Con il pubblico che ci canta sopra, tangibilmente commosso.
Il concerto finisce che è troppo presto, perché ne vorresti ancora.
A volte tutto si chiude in un cerchio perfetto.
A volte.
L’armonia esiste.
Anche se è breve.
Foto di Andrea Piccolini
«Semper Biot», che uscirà l’11 settembre su Niegazowana, non è un disco.
È un miracolo.
Un capolavoro.
Una sberla.
Non può lasciare indifferenti.
Quando l’ho ascoltato, ho provato quasi imbarazzo. Come se scandagliassi l’anima di qualcun altro senza averne il diritto. Poi, ci entri dentro e diventa un pezzetto della tua anima. E te lo puoi elaborare e adattare. Riempie vuoti e crea altre voragini. Ci trovo dentro tante cose di cui ho bisogno. Compreso il bisogno impellente di farmi maltrattare emozionalmente dalla musica.
C’è la vita, la morte, l’oscurità, la luce, la ricerca, l’amore, tanto amore dentro. La bellezza e la schifezza di ciò che ci gira dentro.
Stefano Edda Rampoldi è l’unico mito che mi è rimasto, col passare degli anni. Quindi ho custodito gelosamente l’icona, nella sfera mitica in cui deve restare, il più a lungo possibile. Avevo paura che l’uomo uccidesse il mito. Invece, visto da vicino, il mito si è umanizzato ma non scalfito.
Stefano è un po’ – molto – come lo immaginavo. Molto carino ed intenso, nei suoi alti e bassi. Capace di passare da un estremo all’altro, senza che la cosa strida. È una persona bella e complicata. Dotato di una sensibilità mastodontica. Che è un crimine non tradurre in musica. Intelligentissimo, a volte fa il pirla per non pagare il dazio e – come accade agli intelligenti, che hanno proprio tutte le sfighe del cosmo – poi lo paga doppio.
Se le cose accadono per un motivo, l’incontro artistico tra Stefano e WalterSomà (co/autore di testi e musiche) è benedetto da dio o maledetto dal demonio, fate un po’ voi che per me è uguale. L’importante è restare nella sfera del magico-soprannaturale-psichedelico.
Che Stefano fosse un genio, dotato di talento non terrestre, già lo sapevo. È stato spiazzante scoprire Walter, autore di canzoni e saggezza a fiumi, oscuro e luminoso. Partorisce una moltitudine di canzoni che non si sa da dove gli vengano. Canzoni che hanno il mondo dentro. Un grande autore al lavoro con la voce più bella che ci sia in circolazione. Un incontro miracoloso tra i due, appunto. “Come sempre tra la tragedia e il miracolo”, per citare lo stesso Walter. “Scrivere le canzoni con Walter non è stato facile – dice Stefano- è stato un parto. Ogni volta è come fare un figlio”. Mi auguro possa fare altri figli con Stefano, o con altre voci belle in circolazione. Sarebbe un peccato che le sue canzoni non girassero.
Nel live, accanto a Stefano, c’è Andrea Rabuffetti, che ha suonato un po’ di tutto (anche nel disco) e che ha avuto un ruolo fondamentale nella realizzazione dei video u-tube che hanno riportato Edda ai nostri riconoscenti occhi. Andrea e Stefano mi hanno regalato dei concertini via skype davvero memorabili.
Stefano: «Eli, dimmi una canzone dei Ritmo Tribale, ti canto quella che vuoi».
Io: «Domina!»
S. «Cazzo ma è difficile, non me la ricordo, dimmene un’altra».
Io: «Mother!»
S. «Eh ma cazzo tutte le più difficili vai a scegliere. Lo fai apposta. Un’altra dài…».
Parlando del progetto, molti mesi fa, Stefano scrisse: “Stiamo cercando di essere tutti un po’felici”.
Spero che riescano ad esserlo davvero.
Un po’.
Tutti.
Che ciascuno abbia il riconoscimento che merita. E spero che la gente non sia così avida da succhiare sangue e poesia senza dare niente in cambio. Tutto ha un prezzo. Di base ho visto molto calore, affetto e delicatezza, da parte dei fans: per citarne una su tutti la splendida Chiara-Chloe che ho avuto il piacere di incontrare al Mi Ami, e che ringrazio molto. Poi Simone, Stefano, Klaus Bonoldi, Fabio Vergani, Alex Marcheschi e tutti i Ritmo, tutta la crew di Edda (Fabio, Massimo, Andrea di Niegazowana, Paola e Viviana, e tutti quelli che lo hanno supportato fin qui). Ho visto tanto interesse, e un 99% di commenti ultra positivi. Un appunto, però. Quando leggo le prime recensioni o commenti in rete che sviscerano fatti personali anziché soffermarsi su una delle poche manifestazioni di arte pura di cui abbiamo la fortuna di fruire, provo una forte indignazione e disagio. Per fortuna sono una minoranza, ma vorrei davvero che la gente imparasse ad avere rispetto per le storie umane, che non sono mai facili e che da lontano non si possono capire (e a volte neanche da vicino, e io non ho la pretesa di capire, mi limito ad accettare e tacere quando è il caso). Concentriamoci sulla musica, e sulle cose belle.
Siamo dei privilegiati, non dimentichiamolo mai.
Soprattutto gli addetti ai lavori: siamo dei privilegiati, lasciamo la supponenza a fanculandia. Che mentre noi stiamo a pontificare su questo e quello, il miglior cantante italiano si sveglia alle 5 del mattino per andare a lavorare sui ponteggi, e ce lo dice anche in una canzone: “Io faccio dei ponteggi/ non mi piacciano le leggi di Milano”.
Non lo vendono alla Fnac, ma un po’di rispetto da qualche parte, sepolto tra una recensione di un disco d’avanguardia, l’aperitivo e il cinema d’essai, lo dovreste trovare.
Ok, fine del sermone.
Per quanto mi riguarda, sui miei canali (u-tube, myspace, blog, facebook) cancello all’istante qualsiasi commento mi suoni sgradevole. L’ho fatto pochi secondi fa. Se venite a casa mia (sulle mie pagine), portate amore, che di rogne ne ho già abbastanza. Se portate merda, capitemi, non la accetto.
Mi piacciono ancora le cose dolci della vita, grazieaddio.
Amen.
That’s it.
(E ora ho bisogno davvero di portare la mente altrove
ché l'estate triestina mi si spiana davanti generosa,
e qui siamo tutti degli edonisti rammolliti,
per via del mare).
Nuova uscita per i triestini Trabant. Il quartetto composto da Michele Zazzara (basso), Giovanni De Flego (chitarra e voce), Giulia Cattaneo (tastiere) e Giacomo Coslovich (batteria) ha realizzato un ep con i bolognesi My Awesome Mixtape. Come è nato il contatto con i My Awesome Mixtape?
«Un po' per caso: tutto è successo suonando ad un festival nei pressi di Noale, quando Andrea Mancin dei MAM ha ben pensato di fregare il basso del nostro bassista e lasciarci il suo (l'avrà fatto apposta?!)… all'incontro per lo scambio degli "ostaggi" ci si è trovati bene, tra amici. Durante il tour dell'anno scorso abbiamo suonato più volte nella stessa città e chi finiva prima raggiungeva l'altro per delle "jam sessions" sempre in allegria e divertimento. Su queste basi abbiamo deciso di collaborare e scambiarci le canzoni per vedere come venivano reinterpretate. Il risultato ci è piaciuto così tanto che abbiamo deciso di condividerlo con tutti e renderlo disponibile in streaming sul sito di MTV. È possibile scaricare il nostro lavoro su iTunes oppure ascoltarlo gratis sul sito rockit.it». È disponibile solo in formato digitale?
«Trabant vs MAM è per ora digitale, ma presto anche nel classico formato cd e con un "packaging" fuori dal comune. Contiene 4 pezzi, 2 per band, che hanno la caratteristica di essere delle cover dell'altra band, una cosa d'altri tempi! I MAM hanno rifatto, con la loro sensibilità, le nostre "Tonight Party" e "187 pc", noi abbiamo invece messo mano su "Diderot" e "The Valentine's day Massacre", il risultato è stato spiazzante anche per noi». Il vostro nuovo disco?
«Ci stiamo lavorando alacremente, abbiamo moltissime idee, in buona parte già ad uno stadio avanzato. Le cose stanno prendendo una direzione musicale molto definita e sempre più personale. Pubblicheremo in anteprima un paio di pezzi nuovi, prima del secondo album ufficiale». In questi mesi come sono andati i concerti?
«Il tour di "Music 4 Losers" è andato benone, tante date (oltre 60 solo l'anno scorso), tanta gente nuova che ci ha sentito, molto impegno ma anche molto divertimento. Diversi palchi, dal Far East Film Festival a Udine alla splendida location di parco Sempione a Milano, per il Milano Film Festival, in cui abbiamo suonato davanti a 2000 persone. Certo non sono solo i grandi festival che compongono un tour, spesso si suona in piccoli circoli culturali che lavorano sodo e dove generalmente ti trovi bene, ti mettono a tuo agio, e il concerto diventa una festa in cui a volte per la confusione non si capisce più chi sta sul palco e chi sta sotto. Abbiamo sempre amato questa complicità col pubblico e sono forse queste le emozioni più grandi che derivano da queste esperienze. Adesso stiamo pianificando le prossime date perlopiù all'aperto visto il periodo estivo. Per esempio abbiamo organizzato alcuni concerti assieme ai MAM in giro per l'Italia per promuovere il nostro lavoro, come quello che faremo a Milano al circolo Magnolia il 10 luglio. Per informazioni sui prossimi concerti visitate il nostro sito www.trabant.it e il nostro MySpace». A Trieste quest'anno si sono presentate situazioni spigolose, problemi al Tetris e chiusura dell'Etnoblog. Come la vivete?
«Purtroppo dobbiamo rinnovare il nostro pessimismo nei confronti delle istituzioni che stanno facendo troppo poco e anzi stanno mettendo i bastoni tra le ruote a tante situazioni degne della massima stima. Rinnoviamo invece la nostra gioia ed il nostro ottimismo nei confronti di coloro che da un po' di anni si muovono con costanza e dedizione in quelli che sono i territori della musica vera qui in città, ossia quelli che non passano per i TRL Awards, per esempio. Speriamo che gli sforzi di chiunque si è impegnato in questo momento a promuovere la musica come cultura (e non come spin off di programmi televisivi) un giorno ricevano il giusto e per ora negato riconoscimento istituzionale. Il che significa promozione di questa cultura, per ora sommersa da stantie frasi retoriche di una città che sta morendo di vecchiaia». I Trabant sono assieme da tanti anni, che bilancio fareste?
«Il bilancio è senz'altro positivo per tutti, ci conosciamo e suoniamo assieme da così tanto tempo che possiamo a buona ragione dire di essere cresciuti insieme. Questo fa si che ci si conosca molto bene non solo come musicisti, ma come amici. In verità siamo tutti e quattro delle persone dall'indole tutt’altro che semplice, il fatto di conoscersi da così tanto è una cosa che ci salva moltissimo».