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DELIRI, DESIDERI E DISTORSIONI
DELIRI, DESIDERI E DISTORSIONI

   Il blog di Elisa Russo: articoli pubblicati su Il Piccolo, news da In Orbita (su radio e Telecapodistria). E altro (romanticismo, psichedelia, sana demenza, sense of wonder).

 



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martedì, 07 luglio 2009
 

Recensione Chickenfoot a Lignano

Grande spettacolo all’Arena Alpe Adria di Lignano per i Chickenfoot. In formazione, quattro mostri sacri della musica rock: il virtuoso della chitarra Joe Satriani, il batterista dei Red Hot Chili Peppers Chad Smith, Michael Anthony e Sammy Hagar (rispettivamente: ex bassista ed ex voce dei Van Halen).
Quattro tipi che hanno fatto la storia della musica, e che si sono incontrati per delle jam session tra amici al Cabo Wabo Cantina, in Messico. Da lì è nato questo nuovo progetto. Un supergruppo, come si dice in questi casi. La data di Lignano, in esclusiva per il Triveneto, lascia senza fiato. È raro vedere quattro giganti così dotati di tecnica e voglia di divertirsi, amalgamarsi così bene, senza che uno primeggi sull’altro. Nei Chickenfoot non esistono, per dire, gli assoli di chitarra di dieci minuti. Tutti e quattro sono sempre in gioco, a riempire il palco e il concerto in ogni secondo. Il talento dell’uno valorizza quello dell’altro, senza mai adombrarlo. Si parte alle 21.40 con «Avenida Revolution», canzone che parla del Messico e dei suoi problemi: immigrazione clandestina, traffico di droga, povertà, religiosità esasperata: “abbiamo croci e fiori ma nessuna soluzione”. Alla fine del pezzo Smith lancia le bacchette della batteria tra la folla, e diventerà un vero e proprio rito durante lo show: una pioggia di bacchette e plettri. Hagar si compiace della bella location vicina alla spiaggia e parte «Soap on a Rope». Salta come un matto, si avvicina a Satriani e gli urla “Joe show me what you’re lookin’for”, fa un massaggio ad Anthony e un balletto incontenibile davanti a Smith. Sembrano divertirsi di brutto, e il pubblico con loro. “Non so parlare italiano, parlo a malapena l’inglese!”, dice Hagar prima di una piccante esecuzione di «Sexy Little Thing» durante la quale si butterà addosso una bottiglia d’acqua. Seguono il singolo «Oh Yeah» e poi «Down The Drain». Hard rock made in Usa, funky, blues e pop si mescolano in una performance fulminante e tecnicamente ineccepibile. Chad Smith urla e proclama: “Joe è un belissimo guitaro”, ed è talmente un mostro che suona un pezzo… con i denti! E non sbagliano una nota, e non c’è una sbavatura. Hagar annuncia che Chad Smith è ufficialmente pazzo: “I medici gli hanno da poco detto di prendersi almeno due mesi di pausa, e lui non si è fermato neanche un giorno”. Cosa mai potrebbe fare l’uomo che mangia batterie a colazione, se si fermasse? Per un breve pezzo, che annunciano come «C’mon Motherfucker Yeah», Smith canta e Hagar pesta la batteria. Ancora «Learning To Fall», «Get It Up», «Turnin’Left», «Future In The Past»: l’album di debutto viene eseguito quasi integralmente. Nei bis «Bad Motor Scooter», un brano di Hagar ai tempi dei Montrose. Saluti finali davvero generosi con i quattro eroi che si filmano tra loro facendo un po’gli scemi. Se lo possono permettere, dopo la lezione di energia, virtuosismo e classe impartita.


Oggi su Il Piccolo


domenica, 28 giugno 2009
 

INTERVISTA A JOE JACKSON

Stasera alle 21.15 la decima edizione della Fiera della Musica di Azzano Decimo si chiude, nell’Area Palaverde, all’insegna degli ospiti britannici: in concerto Joe Jackson e ad aprire la serata gli UB40, la band multirazziale inglese capostipite del British reggae che attinge dalle sonorità giamaicane.
Joe Jackson sarà accompagnato da una sezione ritmica davvero eccellente, con il bassista Graham Maby e il batterista Dave Houghton, per una performance in cui riecheggeranno i successi di una lunga carriera. Jackson, compositore e musicista inglese trapiantato a Berlino, ha stupito negli anni per il suo eclettismo che lo ha portato ad esplorare una molteplicità di generi musicali dalla new wave al pop, dal jazz alla musica classica passando per il reggae ed il jump-blues. L’ultimo disco, «Rain», uscito l’anno scorso è un’ulteriore prova della sua capacità di sfuggire ai facili incasellamenti: «Il mio lavoro è fare musica. Trovare le definizioni è compito dei giornalisti», commenta Jackson.
Come sta andando il tour?
«Molto bene. Non posso dire che in un posto va meglio dell’altro perché sono grato ad ogni persona che compra il biglietto, e cerchiamo di rendere ogni concerto memorabile».
Ha dichiarato che “l’album è ridotto all’essenziale, per raggiungere una qualità senza tempo”. Anche il live è così essenziale o ci sono difficoltà a ricreare sul palco i suoni del disco?
«Non è affatto difficile ricreare i suoni di questo disco dal vivo. Siamo solo noi tre, sul palco. E quindi, sì, ridotto all’essenziale. Ma è anche la dimostrazione di quanto si può ottenere con tre soli musicisti. Ed è molto più di quello che potete immaginare. È grandioso suonare con persone che conosco così bene: siamo amici, ci divertiamo a stare assieme e lo show esce in maniera del tutto spontanea. Riusciamo a fare un concerto diverso ogni sera».
Le piace di più registrare un disco o suonarlo dal vivo?
«Suonare davanti a un pubblico è sempre la parte migliore. Completa il quadro».
La scaletta del concerto che proporrete alla Fiera Della Musica?
«Un mix di pezzi vecchi, pezzi nuovi, vecchie canzoni suonate in maniera nuova e qualche canzone di altra gente suonata a modo nostro».
Ha dichiarato di essersi innamorato dei Balkan Beats…
«Adoro la combinazione di musica Balkan e Gipsy con i beats dell’elettronica. Ascolto con piacere tanta musica elettronica, ma riconosco che alle volte può essere piuttosto fredda. Il tocco etnico invece le conferisce anima. Apprezzo anche la musica originale e “primitiva” che viene dalla Serbia, dalla Romania e altri paesi dell’Est. Musica selvaggia e senza tempo: anche quando diventa di moda, non è di moda!».
Dal suo primo singolo, più di 30 anni fa, ha venduto milioni di dischi, vinto un Grammy, composto musica per i film di Hollywood… Le rimane qualche sogno nel cassetto?
«Ho già ottenuto molto più successo di quanto mi potessi aspettare 30 o 20 anni fa. Tutto il resto non è che la ciliegina sulla torta. Ma si è rivelata una torta piuttosto grande. Con uno strato di glassa bello spesso».
Ha pubblicato la sua autobiografia e ha lavorato anche per il teatro (“Stoker”), ha altri progetti extra-musicali al momento?
«No, non ho piani di questo tipo. Stoker, opera teatrale basata sulla vita di  Bram Stoker, l’autore di “Dracula”, è una collaborazione legata alla mia attività principale: ho scritto musica e testi, non sceneggiatura».
Che consiglio darebbe ad un musicista esordiente?
«Come diceva il Samurai: “Non aspettarti nulla, ma sii pronto per tutto».

Ieri su Il Piccolo




 





domenica, 21 giugno 2009
 

INTERVISTA SICK TAMBURO

I Sick Tamburo hanno fatto uscire da poco il loro primo album, un debutto firmato dall’etichetta La Tempesta (Tre Allegri Ragazzi Morti, Moltheni, Teatro degli Orrori, Le Luci Della Centrale Elettrica). La formazione dei Sick Tamburo vede alla voce Boom Girl, al secolo Elisabetta Imelio, bassista dei Prozac+, e alla chitarra Mr.Man, alias Gian Maria Accusani, leader dei Prozac+. Al loro fianco: Doc Eye alla batteria e String Face al basso. Suonano un mix di rock ed elettronica, segnato da accenti analogici quale l'uso quasi sistematico del delay, su cui poggiano cantati minimalisti e ipnotici. La potenza di questo progetto è gia stata testata con successo dal vivo, di recente su palchi importanti come quelli del Mi Ami e del Rock In Idro a Milano. In rotazione su Mtv e altre emittenti, un videoclip di grande impatto del brano «Il Mio Cane con Tre Zampe» diretto da Stefano Poletti.

Come nascono i Sick Tamburo?
GM Accusani: «Vanno di pari passo con i Prozac+, che in questo momento sono fermi, ma non sciolti. Volevamo fare una cosa nuova, abbiamo cominciato quasi per gioco. Sick Tamburo era il nome di un progetto di sole percussioni che stavo mettendo assieme, ad Elisabetta piaceva molto e l’ha voluto usare».

L’idea di fare i concerti mascherati e mantenere il mistero, com’è nata?
E.Imelio: «Ci piaceva molto esteticamente, volevamo fare uno spettacolo che oltre ad avere un impatto musicale avesse anche un impatto forte visivo».
In questo progetto hai cambiato ruolo, da bassista a frontwoman e cantante, come ti trovi?
«All’inizio ero abbastanza spaventata. Poi un po’per volta mi sono abituata. Alla fine non è così diverso».

Come è stato lavorare con La Tempesta?
GM Accusani: «Secondo me La Tempesta ha le realtà più interessanti in Italia. Conosciamo Davide Toffolo e i Tre Allegri Ragazzi Morti da sempre, quindi è stato un ritorno a casa, una bella esperienza».

Cosa succede a Pordenone in questi anni?
GM Accusani: «Ci sono tante piccole realtà nuove che si danno da fare, come in qualsiasi città di provincia. Ma adesso, a differenza di qualche anno fa, è ancora più difficile emergere perché la musica ha raggiunto livelli bassissimi, non dal punto di vista della qualità, ma dal punto di vista degli spazi. Quindi le realtà rimangono spesso chiuse nelle cantine».

Com’è andare in giro con GianMaria da tanti anni?
E.Imelio: «Abbiamo un rapporto odio/amore. Ma comunque, dopo tutti questi anni siamo una coppia affiatata. Per le cose importanti siamo sempre d’accordo. La musica e i testi sono di Gianmaria, ma non fa mai qualcosa che non sento mia».
GM Accusani: «Le cose che faccio sono su misura sul mio lavoro. Il progetto è nato molto in studio, con una mia idea forte di produzione, non solo di costruzione di pezzi. L’idea di ogni canzone è legata alle persone che ci sono dentro».

Hai mai voluto modificare qualche testo?
E.Imelio: «Finora mai. Sicuramente se io avessi qualcosa da dire su qualche testo, lui mi ascolterebbe. Ma finora davvero non è mai capitato. Sento i testi molto miei, molto vicini».
GM Accusani: «Sono spaccati di cose che ci stanno attorno, assemblati in maniera molto strana, diversa dallo stile dei Prozac e facilitato dal modo di cantare che è monofonico, quasi rappato».

Avete collaborato con un rapper, Junk.
«Sì perché questo progetto è nato vicino al rap. Non siamo dei grandi appassionati del genere, ma il modo di cantare ci ha ispirato. La nostra base musicale si sposa molto bene con quel cantato».
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giovedì, 18 giugno 2009
 

PLAYLIST IN ORBITA NEWS SU RADIO CAPODISTRIA

Eminem «We Made You»
Jarvis Cocker «Angela»
Marmaduke Duke «Kid Gloves»
Pink Mountainpops «And I Thank You»
PGR «Cronaca Di Guerra»
Jane’s Addiction «Been Caught Stealing»
Bob Dylan «Beyond Here Lies Nothing»
Green Day «21st century breakdown»
Fabri Fibra e Dargen D’Amico «Via Vai»
Dub Pistols feat Ashley Slater «Back To Daylight»
Dirty Projectors «Stillness is the Move»
M.I.A. «Paper Planes»
Fabri Fibra «Speak English»
Club Dogo feat. Terron Fabio «Né fama Né soldi»
Chickenfoot «Oh yeah!»
Lemonheads «I just can’t take it anymore»
Dinosaur Jr «Over It»
Soulsavers feat Bonnie Prince Billy «Sunrise»
The Vaselines «Jesus Wants me for a Sunbeam»
The Vaselines «Son Of A gun»
Crookers «Knobbers»
Prodigy «Warrior’s Dance»
Autokratz «Always More»
Junior Boys «Hazel»
Moby «Pale Horses»
Phoenix «Lisztomania»
Chicks On Speed «Super Surfer Girl»
DM Stith «Pity Dance»
Franz Ferdinand «No You Girls»
Marylin Manson «Arma-goddam-motherfuckin-geddon»
Manic Street Preachers «Jackie Collins existential question time»
Jack Penate «Tonight’s Today»
St.Vincent «Actor out of work»
Linea 77 feat. Tiziano Ferro «Sogni Risplendono»
Sick Tamburo «Parlami Per Sempre»
Stefano Edda Rampoldi «Fango di Dio»
Dente «Vieni a Vivere»
Marta Sui Tubi «Cinestetica»
Statuto «Sempre insieme a te»
Beatrice Antolini «Funky Show»
Blake/e/e/e «New Millennium…»
Samuel Katarro «Terminally Illness Blues»
Julie’s Haircut «Sleepwalker»
Glitch «Head»
The Record’s «The Girl Of My wet dream»
Mariposa «Sudoku»
The Gossip «Heavy Cross»
Placebo «For What it’s worth»
N.a.s.a «Gifted»
PJ Harvey «Sixteen, fifteen/fourteen»
Mastodon «Quintessence»
Lacuna Coil «I Like it»
The Dead Weather «Hang you from Heavens»
Malakai «Warriors»
Bob Log III «Goddam Sounds Good»
Rancid «Last one to die»
Green Day «Know your enemy»
Iggy Pop «King Of the dogs»
Art Brut «Alcoholics Unanimous»
The Pains Of Being Pure At Heart «A teenager in love»
Jeffrey Lewis and The Junkyard «Roll bus Roll»
Maximo Park «The Kids are sick again»
The Horrors «Who Can Say»
Grizzly Bear «Two Weeks»
Eels «That look you give that guy»
Iron and Wine «Love Vigilantes»


martedì, 16 giugno 2009
 

ABBA ZABBA E HOOSH LIVE A THE RUSSOS IN ORBITA SU TV CAPODISTRIA









venerdì, 12 giugno 2009
 

Stefano Edda Rampoldi

Dopo 13 anni di vuoto nella scena italiana, e dopo una data zero, sabato 6 giugno, Stefano Edda Rampoldi ha tenuto il primo live ufficiale, al Mi Ami di Milano.
Un grande ritorno.
Un trionfo.
Che riempie il cuore di chi ci ha sempre creduto.
Forse anche di chi non ci credeva.
Senza togliere a nessuno, Edda è stato il Re del Mi Ami.
E dovrebbe essere incoronato come re della musica italiana.
Altro che Paese Reale.
Siamo su un altro pianeta, che trascende la sfera musicale. Scomodiamo pure la parola poesia.
Che in giro ce n’è sempre meno.
Un raro momento di verità allo stato puro.
In your face.

Quando arriva al Mi Ami, non si capisce se Stefano abbia voglia di abbracciare tutti o di scapparsene via. Probabilmente un misto delle due. “Cazzo mi sembra di stare ad un matrimonio”, dice. I Ritmo Tribale quasi al completo che lo abbracciano e salutano è uno spettacolo e una gioia per i vecchi fans. Vinicio Capossela che gli fa i complimenti, si intrattiene a lungo con lui e lo applaudirà con entusiasmo durante tutto il live, ci dà un chiaro segnale sul futuro, su quanto piacerà il disco in uscita.

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Foto di Andrea Piccolini

Quando Stefano sale sul palco, assieme ad Andrea Rabuffetti, si sente subito il calore del pubblico. Un boato di persone, tra cui molte che hanno sperato di assistere a qualcosa del genere per 13 lunghi anni. Mi sento catapultata in una sfera emozionale sepolta dai tempi dei Ritmo. Nonostante questi anni, in cui ho visto centinaia di concerti. Che mi hanno emozionata a diversi livelli, ovviamente, senza toccare però quelle corde. Che quasi avevo dimenticato di avere. Una voce che arriva dove nient’altro arriva. Inspiegabile.
(Che la vita es muy dolorosa, ma anche da ridere).

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Foto di Andrea Piccolini

“Volevo dire qualcosa ma è meglio se sto zitto, va…”
Stefano riesce a dosare i suoi interventi in maniera perfetta, senza strabordare mai. C’è la tensione, l’acustica non impeccabile, quel che vuoi… eppure il concerto ingrana al primo secondo e tiene botta fino al finale, senza un calo di tensione.

Penso sia stato considerato unanimemente qualcosa di sublime e speciale. Un sacco di gente assorta. Che ascolta con attenzione, che ride sulle solite storpiature dei testi, che applaude, che lo acclama, che sta in religioso silenzio nei momenti giusti. 13 anni anche brevi, a giudicare da come Stefano sa tenere il palco, nonostante l’inevitabile emozione. Sembra nato apposta. I pezzi continuano a cambiare. U-tube, il disco, il live: mutazioni continue. Mi stupisco di quante cose riesca a fare, con la voce. E di come giochi con le parole, scegliendo sempre quelle giuste. Non so se per genialità pura o perché non ricorda i testi, fattosta che a volte mi sembra faccia una specie di free style, come nel rap, buttando fuori quel che gli viene.
“Vivo sempre da sola dentro una stanza prima o poi forse qualcuno mi cercherà” diventa “Vivo sempre da sola dentro una stalla prima o poi forse qualcuno mi mungerà”. Per fare un esempio. Poi ci sono i nomi delle persone, che io pensavo fossero inventati, e invece esistono tutti: Gattel, Paola Meda, Anna Meda, Saibene… Cioè ci sta veramente raccontando di lui, fatto non così scontato. Non c’è personaggio. Non c’è confine tra uomo e artista. È lui, ed è unico. Darsi così in pasto è terapeutico da un lato, dilaniante da un altro, credo. Sicuramente coraggioso, giusto e lodevole. Semper biot, sempre nudo. Appunto.

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Foto di Andrea Piccolini

Perfino la cover di Giusy Ferreri “Stai fermo lì” ha senso, visto che comincia con “E mi dici che lo prendo nel culo”. (Forse il testo è un po’adattato, sì).
“Io e te”, “A Milano”, “Snigdelina”, “L’innamorato”, “Organza”, “Argentina/ Per semper biot”, “Anale”, “Amare te”: i brani del disco funzionano alla grande anche in versione scarna. Su “Organza” si ferma, a rimarcare “Sono sempre un bel ragazzo”, frase che ripeteva un personaggio di un cartoon, e sorride e tutti applaudono. “Prova a metterti nei panni miei che sono Stefano l’incoronato/ indemoniato/ innamorato”: “L’innamorato” viene particolarmente bene, Stefano canta in una maniera che non avevo mai sentito. È vasto, e continua ad ampliarsi, a stupire. Si espande come l’Universo, e mi chiedo se ci sia posto, qui, per così tanta roba. Mi chiedo se ce la meritiamo, anche.

E poi, per un tacito accordo, il pubblico li aspetta. I pezzi dei Ritmo. “Invisibile” e “Amara”. La sera prima Stefano dice “Mah, non so se faccio anche Uomini”. Ma è la folla a decidere. E accade quello che non avremmo mai pensato: risentire una delle più belle canzoni italiane del secolo, direttamente dalla voce unica del suo autore. Con il pubblico che ci canta sopra, tangibilmente commosso.
Il concerto finisce che è troppo presto, perché ne vorresti ancora.
A volte tutto si chiude in un cerchio perfetto.
A volte.
L’armonia esiste.
Anche se è breve.


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Foto di Andrea Piccolini






«Semper Biot», che uscirà l’11 settembre su Niegazowana, non è un disco.
È un miracolo.
Un capolavoro.
Una sberla.
Non può lasciare indifferenti.

Quando l’ho ascoltato, ho provato quasi imbarazzo. Come se scandagliassi l’anima di qualcun altro senza averne il diritto. Poi, ci entri dentro e diventa un pezzetto della tua anima. E te lo puoi elaborare e adattare. Riempie vuoti e crea altre voragini. Ci trovo dentro tante cose di cui ho bisogno. Compreso il bisogno impellente di farmi maltrattare emozionalmente dalla musica.

C’è la vita, la morte, l’oscurità, la luce, la ricerca, l’amore, tanto amore dentro. La bellezza e la schifezza di ciò che ci gira dentro.

Stefano Edda Rampoldi è l’unico mito che mi è rimasto, col passare degli anni. Quindi ho custodito gelosamente l’icona, nella sfera mitica in cui deve restare, il più a lungo possibile. Avevo paura che l’uomo uccidesse il mito. Invece, visto da vicino, il mito si è umanizzato ma non scalfito.
Stefano è un po’ – molto – come lo immaginavo. Molto carino ed intenso, nei suoi alti e bassi. Capace di passare da un estremo all’altro, senza che la cosa strida. È una persona bella e complicata. Dotato di una sensibilità mastodontica. Che è un crimine non tradurre in musica. Intelligentissimo, a volte fa il pirla per non pagare il dazio e – come accade agli intelligenti, che hanno proprio tutte le sfighe del cosmo – poi lo paga doppio.
Se le cose accadono per un motivo, l’incontro artistico tra Stefano e Walter Somà (co/autore di testi e musiche) è benedetto da dio o maledetto dal demonio, fate un po’ voi che per me è uguale. L’importante è restare nella sfera del magico-soprannaturale-psichedelico.

Che Stefano fosse un genio, dotato di talento non terrestre, già lo sapevo. È stato spiazzante scoprire Walter, autore di canzoni e saggezza a fiumi, oscuro e luminoso. Partorisce una moltitudine di canzoni che non si sa da dove gli vengano. Canzoni che hanno il mondo dentro. Un grande autore al lavoro con la voce più bella che ci sia in circolazione. Un incontro miracoloso tra i due, appunto. “Come sempre tra la tragedia e il miracolo”, per citare lo stesso Walter. “Scrivere le canzoni con Walter non è stato facile – dice Stefano- è stato un parto. Ogni volta è come fare un figlio”. Mi auguro possa fare altri figli con Stefano, o con altre voci belle in circolazione. Sarebbe un peccato che le sue canzoni non girassero.

Nel live, accanto a Stefano, c’è Andrea Rabuffetti, che ha suonato un po’ di tutto (anche nel disco) e che ha avuto un ruolo fondamentale nella realizzazione dei video u-tube che hanno riportato Edda ai nostri riconoscenti occhi. Andrea e Stefano mi hanno regalato dei concertini via skype davvero memorabili.
Stefano: «Eli, dimmi una canzone dei Ritmo Tribale, ti canto quella che vuoi».
Io: «Domina!»
S. «Cazzo ma è difficile, non me la ricordo, dimmene un’altra».
Io: «Mother!»
S. «Eh ma cazzo tutte le più difficili vai a scegliere. Lo fai apposta. Un’altra dài…».

Parlando del progetto, molti mesi fa, Stefano scrisse: “Stiamo cercando di essere tutti un po’felici”.
Spero che riescano ad esserlo davvero.
Un po’.
Tutti.
Che ciascuno abbia il riconoscimento che merita. E spero che la gente non sia così avida da succhiare sangue e poesia senza dare niente in cambio. Tutto ha un prezzo. Di base ho visto molto calore, affetto e delicatezza, da parte dei fans: per citarne una su tutti la splendida Chiara-Chloe che ho avuto il piacere di incontrare al Mi Ami, e che ringrazio molto. Poi Simone, Stefano, Klaus Bonoldi, Fabio Vergani, Alex Marcheschi e tutti i Ritmo, tutta la crew di Edda (Fabio, Massimo, Andrea di Niegazowana, Paola e Viviana, e tutti quelli che lo hanno supportato fin qui). Ho visto tanto interesse, e un 99% di commenti ultra positivi. Un appunto, però. Quando leggo le prime recensioni o commenti in rete che sviscerano fatti personali anziché soffermarsi su una delle poche manifestazioni di arte pura di cui abbiamo la fortuna di fruire, provo una forte indignazione e disagio. Per fortuna sono una minoranza, ma vorrei davvero che la gente imparasse ad avere rispetto per le storie umane, che non sono mai facili e che da lontano non si possono capire (e a volte neanche da vicino, e io non ho la pretesa di capire, mi limito ad accettare e tacere quando è il caso). Concentriamoci sulla musica, e sulle cose belle.
Siamo dei privilegiati, non dimentichiamolo mai.
Soprattutto gli addetti ai lavori: siamo dei privilegiati, lasciamo la supponenza a fanculandia. Che mentre noi stiamo a pontificare su questo e quello, il miglior cantante italiano si sveglia alle 5 del mattino per andare a lavorare sui ponteggi, e ce lo dice anche in una canzone: “Io faccio dei ponteggi/ non mi piacciano le leggi di Milano”.
Non lo vendono alla Fnac, ma un po’di rispetto da qualche parte, sepolto tra una recensione di un disco d’avanguardia, l’aperitivo e il cinema d’essai, lo dovreste trovare.

Ok, fine del sermone.
Per quanto mi riguarda, sui miei canali (u-tube, myspace, blog, facebook) cancello all’istante qualsiasi commento mi suoni sgradevole. L’ho fatto pochi secondi fa. Se venite a casa mia (sulle mie pagine), portate amore, che di rogne ne ho già abbastanza. Se portate merda, capitemi, non la accetto.
Mi piacciono ancora le cose dolci della vita, grazieaddio.
Amen.
That’s it.

(E ora ho bisogno davvero di portare la mente altrove
ché l'estate triestina mi si spiana davanti generosa,
e qui siamo tutti degli edonisti rammolliti,
per via del mare).












lunedì, 08 giugno 2009
 

INTERVISTA TRABANT

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Nuova uscita per i triestini Trabant. Il quartetto composto da Michele Zazzara (basso), Giovanni De Flego (chitarra e voce), Giulia Cattaneo (tastiere) e Giacomo Coslovich (batteria) ha realizzato un ep con i bolognesi My Awesome Mixtape.
Come è nato il contatto con i My Awesome Mixtape?
«Un po' per caso: tutto è successo suonando ad un festival nei pressi di Noale, quando Andrea Mancin dei MAM ha ben pensato di fregare il basso del nostro bassista e lasciarci il suo (l'avrà fatto apposta?!)… all'incontro per lo scambio degli "ostaggi" ci si è trovati bene, tra amici. Durante il tour dell'anno scorso abbiamo suonato più volte nella stessa città e chi finiva prima raggiungeva l'altro per delle "jam sessions" sempre in allegria e divertimento. Su queste basi abbiamo deciso di collaborare e scambiarci le canzoni per vedere come venivano reinterpretate. Il risultato ci è piaciuto così tanto che abbiamo deciso di condividerlo con tutti e renderlo disponibile in streaming sul sito di MTV. È possibile scaricare il nostro lavoro su iTunes oppure ascoltarlo gratis sul sito rockit.it».
È disponibile solo in formato digitale?
«Trabant vs MAM è per ora digitale, ma presto anche nel classico formato cd e con un "packaging" fuori dal comune. Contiene 4 pezzi, 2 per band, che hanno la caratteristica di essere delle cover dell'altra band, una cosa d'altri tempi! I MAM hanno rifatto, con la loro sensibilità, le nostre "Tonight Party" e "187 pc", noi abbiamo invece messo mano su "Diderot" e "The Valentine's day Massacre", il risultato è stato spiazzante anche per noi».
Il vostro nuovo disco?
«Ci stiamo lavorando alacremente, abbiamo moltissime idee, in buona parte già ad uno stadio avanzato. Le cose stanno prendendo una direzione musicale molto definita e sempre più personale. Pubblicheremo in anteprima un paio di pezzi nuovi, prima del secondo album ufficiale».
In questi mesi come sono andati i concerti?
«Il tour di "Music 4 Losers" è andato benone, tante date (oltre 60 solo l'anno scorso), tanta gente nuova che ci ha sentito, molto impegno ma anche molto divertimento. Diversi palchi, dal Far East Film Festival a Udine alla splendida location di parco Sempione a Milano, per il Milano Film Festival, in cui abbiamo suonato davanti a 2000 persone. Certo non sono solo i grandi festival che compongono un tour, spesso si suona in piccoli circoli culturali che lavorano sodo e dove generalmente ti trovi bene, ti mettono a tuo agio, e il concerto diventa una festa in cui a volte per la confusione non si capisce più chi sta sul palco e chi sta sotto. Abbiamo sempre amato questa complicità col pubblico e sono forse queste le emozioni più grandi che derivano da queste esperienze. Adesso stiamo pianificando le prossime date perlopiù all'aperto visto il periodo estivo. Per esempio abbiamo organizzato alcuni concerti assieme ai MAM in giro per l'Italia per promuovere il nostro lavoro, come quello che faremo a Milano al circolo Magnolia il 10 luglio. Per informazioni sui prossimi concerti visitate il nostro sito www.trabant.it e il nostro MySpace».
A Trieste quest'anno si sono presentate situazioni spigolose, problemi al Tetris e chiusura dell'Etnoblog. Come la vivete?
 «Purtroppo dobbiamo rinnovare il nostro pessimismo nei confronti delle istituzioni che stanno facendo troppo poco e anzi stanno mettendo i bastoni tra le ruote a tante situazioni degne della massima stima. Rinnoviamo invece la nostra gioia ed il nostro ottimismo nei confronti di coloro che da un po' di anni si muovono con costanza e dedizione in quelli che sono i territori della musica vera qui in città, ossia quelli che non passano per i TRL Awards, per esempio. Speriamo che gli sforzi di chiunque si è impegnato in questo momento a promuovere la musica come cultura (e non come spin off di programmi televisivi) un giorno ricevano il giusto e per ora negato riconoscimento istituzionale. Il che significa promozione di questa cultura, per ora sommersa da stantie frasi retoriche di una città che sta morendo di vecchiaia».
I Trabant sono assieme da tanti anni, che bilancio fareste?
«Il bilancio è senz'altro positivo per tutti, ci conosciamo e suoniamo assieme da così tanto tempo che possiamo a buona ragione dire di essere cresciuti insieme. Questo fa si che ci si conosca molto bene non solo come musicisti, ma come amici. In verità siamo tutti e quattro delle persone dall'indole tutt’altro che semplice, il fatto di conoscersi da così tanto è una cosa che ci salva moltissimo».

 Oggi su Il Piccolo.


domenica, 31 maggio 2009
 

BLAKE/E/E/E A IN ORBITA SU TV CAPODISTRIA






domenica, 24 maggio 2009
 

SAMUEL KATARRO E TILLAMOOK, THE RUSSOS IN ORBITA SU TV CAPODISTRIA









sabato, 23 maggio 2009
 

THE NIRO, THE RUSSOS IN ORBITA SU TV CAPODISTRIA






mercoledì, 13 maggio 2009
 

THE RUSSOS IN ORBITA SU TV CAPODISTRIA: THE WET-TONES, DOROTHY, GIOVANNI PIANIGIANI






martedì, 12 maggio 2009
 

IN ORBITA TV PARTY AL TETRIS DI TRIESTE VENERDì 15 MAGGIO

The Russos In Orbita su Tv Capodistria si avvia alla settima puntata, in onda giovedì alle 19.55. Un live bellissimo, quello di The Niro. E a sto punto si fa anche un festino.



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postato da elisarusso | 01:10 | commenti


giovedì, 07 maggio 2009
 

STEFANO EDDA RAMPOLDI AL MIAMI E USCITA DISCO SOLISTA...

Il sabato al Miami ci sono un bel po’ di amici di In Orbita: Beatrice Antolini, Sick Tamburo, Blake/e/e/e, Samuel Katarro e addirittura i triestinissimi Glitch e Color. Direi che non si può mancare.

Ma soprattutto:

Stefano Edda Rampoldi si esibirà in anteprima assoluta al Miami di Milano il 6 giugno 2009, alle 23 nel Parco della Collinetta.

 

Da Rockit.it:

«Vi avevamo annunciato sorprese, eccole: l'ultimo nome mancante nel cartellone è quello di Edda, voce degli storici Ritmo Tribale, sarà sabato sulla Collinetta. A settembre uscirà il suo primo disco solista, lo presenterà ufficialmente al MI AMI ma già da questo mese potete trovarne un assaggio nella nuova compilation di Rockit».

 

http://www.rockit.it/news/12369/mi-ami-ultimi-nomi-edda-e-tutti-i-dj

 

 

 

Fango Di Dio

«Tu dove sei?

Io sono qua

Ciao ciao bambino fango di Dio

Sembra complessa la realtà

Tu sei un brodino poco divino

Scusa se sono sola

Scusa se non è una prova

Ridere di noi a fasi

Perdute in trame nascoste normali

Qui madonne non ce n’è né madri

Ma solo i doppi fondi d’armadi

Tu dove sei?

Tu dove sei?

Mi sono perso mentre andavo all’Ikea.

 

Le vergini son tra da noi

Nessun rapporto è facile

Resta così

Tra due identità sconvolte e irriverenti

Scusa io sono sola

Scusa ma non è una prova

Tu dove sei?

tu dove sei?

Mi sono perso mentre andavo all’Ikea

Tu dove sei…»

 

Questo il testo di

«Fango di Dio», scritta da Walter Somà.

 

Puoi ascoltarla in anteprima su:

http://www.myspace.com/stefanoeddarampoldi

 

 

Il testo di Walter ad un certo punto faceva anche un po’così, ma credo che Stefano lo cambierà ancora e ancora in eventuali live.

 

tu dove sei? ciao bambino fango di dio.
io, sono l'ombra di dio.
all'ombra di dio.
x ridere di noi, a fasi.
qui madonne non ce n'è né madri.
confuse nei doppifondi umani.
quindi scusa se sono sola e solo.
nessun verdetto è facile,
e resta tra noi.
tra 2 identità sconvolte.




(E così):

tu dove sei

io sono qua

sono un bambino l'ombra di dio

sembra complessa

la realtà

questo destino poco divino

scusa se sono sola

scusa ma non c'è prova?

 

 

x ridere di noi

a fasi

perduti in trame nascoste e normali

qui madonne non ce n'è, né madri

confuse nei doppifondi umani

 

 

scusa ma sono sola

scusa se non c'è prova

 

 

x ridere di noi

a fasi

perduti in trame nascoste e normali

qui madonne non ce n'è, né madri

confuse nei doppifondi umani

 

 

E se vuoi sentire questo autore di immenso talento, vai qui:

http://www.myspace.com/waltersoma

 



lunedì, 04 maggio 2009
 

DISCANTIA


Dorina è brava, bella, dolce e simpaticissima.
C'è anche che canta da paura.
Coverizzare Jeff Buckley è da suicidio.
Lei ci è riuscita e mi ha emozionato un casino.


http://www.myspace.com/discantia

postato da elisarusso | 22:25 | commenti
discantia
 

IL 5 GIUGNO ESCE IL CANE!

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Ascolto con sommo piacere i nuovi brani di Matteino/ Matteite/ Il Ragno/ Matteo Dainese/ Dejligt/ dailit/ dàghe!

Ora Il Cane.

Su:

http://www.myspace.com/ilcaneband

 

Il Cane - Metodo di Danza (LTD-026/2009) - Uscita 5 giugno 2009!

Il Cane è Matteo Dainese. Per anni seduto dietro la batteria per Ulan Bator, Jitterbugs e miriadi d'altre bands, recentemente ha deciso di cantare, suonare la chitarra, scrivere canzoni e registrarle, oltre che amministrare l'etichetta Matteite e trovare tante date col telefono di casa dei suoi. Dopo "Feed the Dog", primo suo disco solista, a nome "Dejligt", Dainese crea "Il Cane" e scrive un album interamente in italiano: "Metodo di Danza". Il disco verrà pubblicato con l'aiuto de La Tempesta Dischi. "Metodo di Danza" è un disco che mescola elettronica a tinte acustiche con estrema eleganza, così come mescola melanconia a spensieratezza pop. Registrato in una piccola stanza a casa della sorella gemella di Dainese (eccetto le voci al Moscow studio da Davide Massussi), "Metodo di Danza" prevede la presenza di numerosi ospiti, da Enrico Molteni di "Tre allegri ragazzi morti" a Ruggero Catania degli "Africa Unite", da "Il Moro e il Quasi Biondo" ai "Flap", da DJ Color ad Enrico Librio degli "Amari" fino a Leo Virgili degli "Arbe Garbe". Quattordici tracce che ti fanno commuovere e muovere il culo, non necessariamente nello stesso momento.

"Metodo di Danza" (LTD-026/2009)

01. La solitudine è una malattia dolcissima
02. La notte
03. Costa caro
04. Nero
05. Dune
06. Male al dente
07. Mercoledì
08. Dormire
09. Spendili
10. Here I Stay
11. Stansted
12. Al fiume
13. Lignano
14. La settimana ha i giorni contati

 

 

 



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«Qualcosa si è rotto dentro

e tutti gli altri aspettano fuori

delirare all’alba quando tutto è finito

è un sogno improbabile»

 

«Mercoledì ti ho visto uscire via di corsa

scendere le scale

scappare in strada

ti avrei rincorso per giorni

ti avrei inseguito per mesi

ma è stato meglio nascondersi ancora

mangiare e bere fino a dormire

mangiare e bere fino a sentirsi più grandi

mentire

giocare

incrociarsi di nuovo

sperando ancora ne valga sempre la pena

ma siamo ancora in tempo

almeno credo

e come dice Flavio

nel dubbio accelera

nel dubbio accelera

nel dubbio…»

 

«non mi ferma più niente

neppure questa serranda chiusa

la pioggia

gli anni

a fuggire

come dei matti

chissà da cosa poi

se non dalla paura

di fermarsi al mare

non vedi sono stanco

meglio di prima

ma ho perso tutto

la voglia di andare al mare

d’inverno…»




domenica, 03 maggio 2009
 

SICK TAMBURO E MISS XOX, THE RUSSOS IN ORBITA SU TV CAPODISTRIA






mercoledì, 29 aprile 2009
 

THE MOJOMATICS, THE RUSSOS IN ORBITA SU TV CAPODISTRIA





mercoledì, 22 aprile 2009
 

PAOLO BENVEGNù, THE RUSSOS IN ORBITA SU TV CAPODISTRIA




 

THE MOJOMATICS IN ORBITA SU TV CAPODISTRIA (PROMO)

PUNTATA 4
THE MOJOMATICS

In onda: 23 aprile 2009


Giovedì 23 Aprile h 19.55

Repliche:

Sabato 25 Aprile h 22.15

Domenica 26 Aprile h 15.45


The Mojomatics, ovvero Mojomatt e Davematic. Sono un duo ma suonano con l’irruenza di dieci musicisti. Vengono dal Veneto e hanno aperto per: Gogol Bordello, Lords Of Altamont, Klaxons, Jon Spencer, Arctic Monkeys e tanti altri. Stanno conquistando l’Europa e gli Usa con il terzo album «Don’t pretend that you know me». Grazie alla Fondazione Arezzo Wave Italia hanno rappresentato l’Italia all’Oppikoppi Festival di Johannesburg. Sono stati poi selezionati da Italia Wave Love Festival per rappresentare l’Italia alla ventitreesima edizione dell’Eurosonic Festival, a Groningen in Olanda, assieme ai Jennifer Gentle e Baustelle.
 

TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI, THE RUSSOS IN ORBITA SU TV CAPODISTRIA






martedì, 21 aprile 2009
 

IN ORBITA NEWS PLAYLIST

Peaches «Talk To me»

Pj Harvey & John Parish «Black Hearted Love»

Soap & Skin «Spiracle»

Yeah Yeah Yeahs «Zero»

Gomez «Little Pieces»

Peter Bjorn & John «Nothing To Worry About»

Crystal Antlers «Time Erased»

Depeche Mode «Peace»

Baby Blue «River»

Paolo Benvegnù «500»

Paolo Benvegnù «Nel Silenzio»

Kasabian «Vlad The Impaler»

The Black Box Revelation «Set Your Head On Fire»

Mando Diao «Dance with Somebody»

Elvis Perkins «Shampoo»

Bill Callahn «Jim Cain»

Leonard Cohen «Halleluja»

The Hold Steady «Stuck between stations»

Richard Swift «Ballad of old what’s his name»

Death Cab for Cutie «Little Bribes»

Wild Birds & Peace Drums «There is no light»

Client «Can you feel?»

The Juan Mclean «One Day»

Tiga «Love don’t dance anymore»

Who Made Who «The Plot»

Miss Kittin & The hacker «Suspicious Minds»

Tosca «Oysters in may»

Ceasar Palace «God And Ants»

Offlaga Disco Pax «Onomastica»

Sam Paglia «Una donna scimmia»

Fabri Fibra «Chi vuole essere Fabri Fibra»

Fabri Fibra «Extralarge»

 

 



sabato, 18 aprile 2009
 

BEATRICE ANTOLINI, THE RUSSOS IN ORBITA SU TV CAPODISTRIA






lunedì, 13 aprile 2009
 

PAOLO BENVEGNù IN ORBITA SU TV CAPODISTRIA

PUNTATA 3
PAOLO BENVEGNU’
In onda: 16 aprile 2009


Giovedì 16 Aprile h 19.55

Repliche:

Sabato 18 Aprile h 22.15

Domenica 19 Aprile h 15.45


Paolo Benvegnù è il chitarrista-cantante fondatore degli Scisma, imprescindibile gruppo alternative-rock italiano ormai sciolto, con cui ha registrato, prodotto e composto tre dischi, vincitore di Arezzo Wave e del Premio Ciampi 1998. Dopo lo scioglimento degli Scisma, Benvegnù ha intrapreso la carriera solista e collaborato con Marco Parente, David Riondino e Stefano Bollani. Il suo brano "È solo un sogno" viene inserito da Irene Grandi nel suo album del 2003, ed è stato anche incluso nel recente “Best Of” di Irene in una versione live registrata con Stefano Bollani. In questi giorni è uscito un nuovo ep di Benvegnù, intitolato «500».

Hanno scritto di lui:


«Chi come noi si è innamorato di “Le Labbra” al primo ascolto, non avrà dubbi nel giudicarlo un album con tutti i crismi del capolavoro».
La Repubblica

«Ecco, finalmente, un bel disco italiano… La schiena, Il nemico, 1784: picchi rari. Le labbra si candida sin d’ora come uno degli episodi più ispirati del 2008».
La Stampa

«“Le Labbra” è uno dei dischi italiani più belli degli ultimi tempi, una collana di undici perle realizzate con passione e maestria da uno degli artisti più sensibili del panorama musicale italiano, indipendente per scelta e non per definizione».
Rockol

«Paolo Benvegnù mostra la maturità acquisita in questi anni inanellando 11 brani che rasentano la perfezione».
Rolling Stone

«Se esistesse un decalogo del cantautore contemporaneo porterebbe probabilmente la sua firma. Con “Le Labbra”, Paolo Benvegnù porta la sua scrittura allo zenit creativo».
La Gazzetta di Mantova

«Non un calo di tensione, non un riempitivo, non una scivolata nel luogo comune».
Il Mucchio

«Con “Le Labbra” Paolo Benvegnù indovina un album di tale intensità che ora è proprio inevitabile collocarlo tra i migliori cantautori rock d’Italia. Semplicemente, Benvegnù è miracolosamente riuscito a fare quel passo in più che distingue il disco buono da quello grandioso. Non perdetevelo per nessun motivo».
Blow Up

«Paolo Benvegnù indaga sull’amore in tutte le direzioni con immagini mai scontate».
Corriere Della Sera

«”Le Labbra” rappresenta la definitiva consacrazione di Paolo Benvegnù».
Rockerilla

«Se c'è un senso attuale nelle parole "musica d'autore" si trova anche in dischi come questo fatto di canzoni che non si consumano mai del tutto».
XL

«Era da parecchi anni che i critici non si trovavano unanimemente d’accordo sul peso specifico di un progetto italiano. Paolo Benvegnù è l’artista del momento».
Corriere Mercantile

«Siamo pronti a stracciarci di nuovo le vesti… questo è un album totalizzante».
Kronic



lunedì, 06 aprile 2009
 

TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI IN ORBITA SU TV CAPODISTRIA

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THE RUSSOS IN ORBITA, STAGIONE 2 PUNTATA 2
TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI
In onda: 9 aprile 2009


Giovedì 9 Aprile h 19.55

Repliche:

Sabato 11 Aprile h 22.15

Domenica 12 Aprile h 15.45


I Tre Allegri Ragazzi Morti, di Pordenone sono la creatura del geniale disegnatore Davide Toffolo (autore, tra gli altri, di libri a fumetti su Carnera, Pasolini…). Assieme a lui: Enrico Molteni e Luca Masseroni; sin dagli esordi hanno scelto di proteggere la propria immagine e di comparire solo con delle maschere, diventate segno distintivo del trio. Attivi dal ’94, sono una band di culto, tanto che Gabriele Salvatores li ha voluti nel suo ultimo film “Come Dio Comanda” tratto dall’omonimo romanzo di Niccolò Ammaniti. Non solo compaiono in una scena del nuovo lavoro del premio Oscar Salvatores, ma hanno contribuito anche alla colonna sonora con una canzone inedita appositamente composta. Adorati dagli adolescenti e non solo, contano numeri esorbitanti di contatti e visualizzazioni sul loro sito ufficiale e MySpace. Tra le loro ultime uscite i tre volumi: «Cinque Allegri Ragazzi Morti – La Serie Completa» (Coconino Press), progetto che comprende per ogni volume: un cd con le canzoni della rock-band e un libro con la saga dei «Cinque Allegri Ragazzi Morti». Toffolo ha curato anche i disegni che compaiono nell’ultimo tour di Vinicio Capossela, ispirati all’immaginario del freak show. A gennaio i Tre Allegri Ragazzi Morti hanno suonato al "Mona Foma - Festival Of Music and Art" in Tasmania, per presentare il loro spettacolo dedicato a Pasolini e a Melbourne insieme a Nick Cave e altri grandi nomi della scena musicale mondiale.



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domenica, 05 aprile 2009
 

PAOLO BENVEGNU' "NEL SILENZIO"

Voglio respirare lentamente il tuo profumo

e non so

se risvegliarti

Ho dormito poco per sognarti all’improvviso

e non ho

sognato niente

esco per lasciarti libera di sopravvivere

per dimenticarti e ritrovarti consapevole

Non vedi che mi arrendo

non capisci che lasciandoti andare

potrai desiderare

Riconquistarti e perderti

perché non vedi che ti attendo

ti proteggerò restando lontano

nel silenzio

nel silenzio.

 

Nel silenzio i tuoi vestiti ballano fermando il tempo

poi sorpresi dalla luce cadono come d’incanto

con una grazia irreale

irreale

Ma io devo ritornare a camminare verso ciò che non so

anche se ieri ti ho sentito respirare in ogni cosa che ho desiderato

esco dal tuo corpo con un gesto impercettibile

per immaginare che l’attesa sia incantevole

 

Non vedi che mi arrendo

non capisci che lasciandoti andare

potrai desiderare

Riconquistarti e perderti perché

non vedi che ti attendo

ti proteggerò

restando lontano

nel silenzio

nel silenzio

nel silenzio

nel silenzio.

postato da elisarusso | 14:47 | commenti
testi, paolo benvegnù


mercoledì, 01 aprile 2009
 

FINO A SPACCARTI DUE O TRE DENTI

A volte penso sia normale, provare una folle e sana voglia di far male, e non è vero che la si può eliminare, basta scegliere, ingoiare o vomitare, tutte le scuse e gli sterili lamenti, che stringi forte fino a spaccarti due o tre denti.
A volte penso sia normale, sciogliere le labbra senza giochi di parole, e stai con me, finché con me, padrone del tuo corpo e dei tuoi grandi occhi rossi, complice del mondo senza tanti compromessi. A volte penso sia normale, io fiume con i miei affluenti sfocerò dentro quel mare, se sai perché, dimmi il perché, con me i pianti, i giochi e i sorrisi ad occhi aperti, gli stessi occhi che urleranno per vederci.

postato da elisarusso | 14:17 | commenti
testi, zen circus
 

GEOFF FARINA STASERA AL TETRIS

Stasera alle 22 al Tetris di Via della Rotonda a Trieste suona Geoff Farina, un autore che ha tracciato un personalissimo percorso nella musica indipendente americana dell’ultimo decennio. Già mente, voce e leader carismatico dei Karate, ha staccato poi la corrente agli amplificatori, accantonato le sperimentazioni jazz e acquisito nel frattempo una spiccata sensibilità melodica. Farina si applica adesso al recupero di classiche sonorità alt-country, in prevalenza incentrate sulla chitarra. È conosciuto soprattutto per i testi astratti e lo stile chitarristico irriverente che ha sviluppato suonando nei Karate e nel duo The Secret Stars. Più recentemente ha lavorato agli arrangiamenti e alla registrazione di musiche per National Public Radio; ha composto e interpretato colonne sonore originali per il festival annuale Schermo Sonoro di Cinemazero a Pordenone e fa parte del gruppo punk/folk Ardecore. La sua musica è stata utilizzata anche per il film “Staccato Purr of the Exhaust”, e nel film di Andrew Gillis “Security, Colorado”, il 24esimo film prodotto nel segno del Manifesto del Dogma 95. Negli ultimi 15 anni ha pubblicato oltre 35 dischi e ha venduto oltre 100.000 dischi nel mondo. Ha tenuto più di 1000 concerti in 20 paesi, in occasione di eventi come il Roskilde Festival in Danimarca o Supersonic di MTV. Ha inoltre collaborato con molti musicisti tra cui Zu, Chris Brokaw, Dan Littleton, Luther Gray, Nate McBride, Allan Chase, Taylor Ho Bynum, Rebecca Gates, l’artista Jed Speare, il video-artista Jodi Buonanno, e la danzatrice Alissa Cardone.
Attualmente vive e lavora al Narragansett Grange Hall, uno spazio per artisti che possiede in comune con Jodi Buonanno. Geoff e Jodi hanno comprato e restaurato un edificio storico nel 1998; da allora the Grange Hall ospita numerosi studi musicali e d’arte, tra cui anche un atelier di pittura e diversi spazi comuni. Ogni anno offrono liberamente e gratuitamente uno spazio per vivere e per lavorare a un artista-in-residence, che ha bisogno di queste risorse per realizzare un progetto specifico. Tra gli artisti-in-residence degli scorsi anni, i fotografi Patrick Graham e Melanie Standage, e i video-artisti Ron Rege e Ida Pearle.

 

Oggi su Il Piccolo



martedì, 31 marzo 2009
 

BEATRICE ANTOLINI IN ORBITA SU TV CAPODISTRIA

THE RUSSOS IN ORBITA, STAGIONE 2 PUNTATA 1
BEATRICE ANTOLINI

In onda: 2 aprile 2009


Giovedì 2 Aprile h 19.55

Repliche:

Sabato 4 Aprile h 22.15

Domenica 5 Aprile h 15.45


Beatrice Antolini: ovvero una delle promesse più splendenti della musica underground italiana. Annovera collaborazioni con Baustelle, Bugo, Jennifer Gentle. Panorama, il celebre settimanale della Mondadori, le ha dedicato un lungo servizio, con un’intervista e una foto davvero glamour. La rivista musicale Il Mucchio le ha dedicato la copertina. Sono seguiti articoli e recensioni lusinghiere su tutte le riviste e quotidiani, di anche una lunga intervista sul Corriere Della Sera. A Napoli ha suonato alle “Tommy Hilfiger Session” con Casino Royale, Roy Paci, Edoardo Bennato, Mao, Raizz, Velvet. Di recente, ha anche partecipato alla compilation curata dagli Afterhours «Il Paese è Reale», un progetto discografico che coinvolge 19 artisti rappresentativi di quella che di fatto è la vera nuova musica italiana (Afterhours, Paolo Benvegnù, Cesare Basile, Marta Sui Tubi, Teatro Degli Orrori, Zu, Zen Circus…).
«
A Due» uscirà in Inghilterra il 6 aprile distribuito da Cargo UK e promosso dalla prestigiosa Hermana Press Agency alla quale Urtovox ha affidato l’ufficio stampa e promozione.

La splendida Beatrice, che ha imparato a leggere le note prima delle lettere, canta e ammalia suonando una quantità straordinaria di strumenti. Un vero prodigio.

«Il più insolito, enigmatico, affascinante “nuovo” talento della musica italiana che con il suo album dovrebbe elevarsi da fenomeno underground a fenomeno assoluto».

Il Mucchio

 

«Talento ed originalità oltre le logiche di mercato».

XL di Repubblica

 

«Beatrice Antolini rappresenta una delle poche rocker italiane davvero convincenti».

 Il Mucchio

 

«Una delle migliori uscite del 2008».

Rockit

 

«Album perfetto per il mercato internazionale».

Rumore

 

«Una delle più convincenti promesse del panorama italiano underground».

MTV.it

 

«Il disco della conferma di un talento totale, che ha ancora tanto da dare alla musica tutta».

Audiodrome

 




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domenica, 29 marzo 2009
 

zen circus e lombroso al miela, recensione

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(Foto: zen circus Living Room/ Lugano di fatnoise_cava flickr)

Benvenuti a Villa Inferno. The Zen Circus e Lombroso hanno regalato una serata di rock’n’roll primordiale tra le più riuscite della rassegna «Made in Miela».

Riscaldano alla grande la sala i milanesi Lombroso, il duo composto da Dario Ciffo (voce e chitarra; ex violinista degli Afterhours - e l’influenza della band di Agnelli in questo progetto si sente) e Agostino Nascimbeni (batteria, voce). Ciffo è bravo a tenere il palco, anche nei momenti in cui una dannata tracolla difettosa gli fa cadere la chitarra svariate volte, tanto da far salire sul palco il gentile Enrico Molteni dei Tre Allegri Ragazzi Morti a dargli una mano. Nascimbeni pesta la batteria come un ossesso, tra un volo e l’altro di bacchette anche a gomitate! Il loro live scivola via tra atmosfere e ballate anni ’70, sonorità hard rock, canzoni d’amore. Per chiudere con una cover di «Insieme a te sto bene» di Lucio Battisti e lasciare spazio ai tre folli toscanacci: Appino (voce e chitarra), Ufo (basso), Karim Qqru (batteria).

«Un saluto alla stimata Trieste, un saluto ai fantasiosi e bellissimi ragazzi che ci hanno preceduto, questa si chiama Night Extravaganza, quindi si può fare quel che ci pare»: ecco il circo zen di Pisa che si presenta. Un’esortazione ad avvicinarsi e lasciarsi andare (anche a sfasciare il palco assieme a loro), prima di partire come un treno con una carrellata di primi pezzi in inglese.

The Zen Circus sono animali. In senso buono. Sono agli antipodi delle pose da indie-rockers. Tanto per dire, sembrano vestiti con magliette che si usavano da piccoli alle partite di calcio in cortile. E già per questo sono fighissimi. Energia punk, nudi e crudi. Zero calcoli, look, strategie. Sono istinto puro. Il pubblico reagisce particolarmente bene alle canzoni con i testi in italiano. Quindi sembra un’ottima scelta quella di uscire ad ottobre con un album tutto in italiano, che si intitolerà: “Andate tutti affanculo”.

Niente meno.

La prima canzone italiana in scaletta è «Vent’anni»: «Mi ricordo un piazzale mi vestivo già male convinto che io non ero uguale ma avevo amici daltonici precoci già tristi allegramente fatalisti (…) Avevo tasche stracolme di cazzate orientali ottimismo da spiaggia e coltellini speciali (…) avevo solo vent’anni… io quando avevo vent’anni ero uno stronzo».
«E ora beccatevi un pistolotto esistenziale indie-rock», proclama Ufo invitando tutti a comprare il cd nel “foyer” da non confondersi con il “foie gras”, e poi continua con il suo irresistibile accento toscano e con inevitabile rozza goliardia annessa: «E ora un pezzo che sul disco ha visto partecipare ai cori quelle du zozze delle sorelle Deal, leggendarie componenti dei Pixies e Breeders»; ed è ovvio che “zozze” sia detto con tutto l’affetto del mondo. Parte così «Punk Lullaby», altro pezzo forte di «Villa Inferno». Il concerto continua, senza mezzo calo di tensione.

«Torniamo a cantarvi nella lingua madre, e specialmente se la madre è…», appunto: è il momento di «Figlio di Puttana» una canzone che sembra scritta da un Rino Gaetano punk. «Nella testa di mio padre ci sta come un temporale pochi lampi di genio nazional popolare, ci sta un canto di sirena tipo un suono sempre uguale, niente a vedere con la musica…», e poi il finale «Mia madre è strana mi dà del figlio di puttana, e fra un’MS e l'altra…» canta Appino, lasciando poi il coro al pubblico che risponde: «se n’è andata la mia infanzia», e quello che urla di più da sotto il palco è Davide Toffolo dei Tre Allegri Ragazzi Morti. Con i tre pisani, Toffolo è stato di recente in Tasmania, invitati da Brian Ritchie al Mona Foma, festival di musica e arti visive. Hanno suonato in strada, a teatro, davanti a folle oceaniche. Hanno insegnato ai tasmaniani le regole basilari del punk busking.

Bellissima «Vana Gloria»: «Meglio morto, morto stecchito che piagnucolare da vivo per il paradiso» che si conclude con un urlo disperato «Dio non esiste».

Ufo invita tutti ad una festa, riferendosi all’Hipsters. Appino chiede di evitare la menata della messa in scena del farsi chiamare fuori per i bis, e rimane direttamente sul palco per una «Wild Wild Life» da urlo.

Il finale di concerto è animalità allo stato brado. Tutti e tre per terra, sudano, si contorcono totalmente indemoniati, Appino sputa, simula un’impiccagione con il cavo del microfono, salta giù dal palco e canta in mezzo alla gente. Moooolto punk.

Nato per questo, senza dubbi.

 

Quando Appino scende a cantare giù, non posso non pensare all’unica volta in cui ho visto fare qualcosa del genere nella sala del Miela. Ed era Stefano Edda Rampoldi nel 1991, ed era il concerto più bello e intenso mai visto in vita mia, lo ribadisco a distanza di anni e concerti su concerti. E l’energia di Appino mi ricorda quella di eroi d’altri tempi, appunto.

 

Dopo il concerto, la preziosa Nina Vegas mi aiuta a procurarmi una scaletta. Ufo me ne recupera una, su cui “pare che qualcuno c’abbia pisciato sopra” – mi dice. Ma va bene uguale, tanto sarà la serata dell’acqua. Anche dietro il palco, The Zen Circus mi sembrano incontenibili e colorati.

Fuori stra piove, mentre parlo con Franz Candura passa una macchina e grazie all’acqua accumulata ai bordi della strada mi faccio un’autentica doccia gelata di pioggia. Mi sembra una scena alla Ugly Betty, visto che in questi giorni mi sono divorata le prime due serie in dvd e sono in quel mood. Scene da vetrata in faccia, insomma. E carta vetrata alla stomaco. Allungo la strada per guardare da vicino la pioggia che cade nel mare nero che sbatte sul molo Audace. Penso a qualche musicista che aveva scritto: “Invidio Dio che ha inventato la musica delle maree che muovono l’acqua avanti e indietro”. Penso allo spettacolo e alla discrepanza tra sogno e realtà. Penso che forse il Male non è tanto male, ora. Penso che in realtà, non me ne frega proprio niente.
«La mia solitudine sei tu».

 

(la recensione sopra, in parte solo in parte su Il Piccolo)
postato da elisarusso | 19:35 | commenti
zen circus, lombroso
 

ZEN CIRCUS E LOMBROSO

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Sabato 28 marzo alle 21.30 al Teatro Miela, per la rassegna «Made in Miela», suonano The Zen Circus e Lombroso.

I milanesi Lombroso sono: Dario Ciffo voce e chitarra, (ex violinista degli Afterhours), e Agostino Nascimbeni batteria e voce. Amanti delle atmosfere e ballate anni ’70, hanno realizzato due dischi con sonorità hard rock molto marcate e ricercate. Canzoni d’amore ma non solo nel loro disco d’esordio dal titolo «Lombroso» e nel successivo «Credi di Conoscermi» che interpreta in perfetto stile sixties italiano il loro modo di essere.

The Zen Circus, di Pisa, da molti vengono considerati la band più pazza e scalcinata d'Italia; rappresentano senza mezze misure la parte rozza, caotica e ruspante di quello che loro ancora faticano a chiamare indie rock. Sono stati definiti dal mensile Rumore «L’ultima vera punk band nostrana». Brian Ritchie degli americani Violent Femmes li ha voluti come gruppo con cui suonare al suo arrivo come produttore in Italia. E ancora collaborazioni con Giorgio Canali, Giulio Favero (Teatro Degli Orrori), Davide Toffolo per il video di «Punk Lullaby», il singolo tratto dal disco «Villa Inferno». Album al quale hanno presenziato niente meno che Kim Deal dei Pixies come corista e Jerry Harrison dei Talking Heads alle tastiere. Un melting-pot con brani in italiano, inglese, francese e addirittura serbo-croato. Ora la band annuncia un cambio di rotta: il prossimo disco, in uscita ad ottobre conterrà esclusivamente testi in italiano. «Abbiamo giocato con l'italiano in varie occasioni, ma solo con l'ultimo “Villa Inferno” abbiamo messo a fuoco quella che era l'idea di partenza di questo nuovo progetto - racconta Appino, voce degli Zen Circus. «Come un cerchio, i musicisti americani che ci avevano influenzato da appena nati e che ci avevano anche perseguitato negli anni a seguire, sono arrivati fra le nostre braccia come attratti da una calamita. Hanno collaborato, ci hanno dato consigli, si sono affezionati ed emozionati ed hanno chiuso questo cerchio con il disco che volevamo fare, con dentro quelli che ci hanno fatto iniziare. Punto e a capo».

Il titolo del nuovo disco sarà molto esplicito.

«“Andate Tutti Affanculo”. Questo sarà il titolo del nostro nuovo album che uscirà verso ottobre. Si può considerarlo un titolo puerile oppure volgare e di cattivo gusto, certo siamo pronti a sentirci dire entrambe le cose. Ma non è nulla di tutto questo. Da qualche anno ci ronzava in testa di fare un disco in italiano, la famigerata lingua madre con la quale un musicista italiano “maturo” deve confrontarsi da quando in Italia ci siamo convinti di non avere artisti capaci d'esportare all'estero il nostro rock. Ma più che altro ci siamo accorti di non avere strutture capaci di farlo: quindi come sempre in Italia, sarà la classe dirigente a dare il cattivo esempio e a trovare poi il capro espiatorio nella mancanza di risorse dal basso. Il basso, dal canto suo, crede nei “professori” e si lasca abbagliare volentieri dal “successo” e si convince che le cose stiano davvero così: accade per cose fondamentali nella convivenza civile figuriamoci nel mondo dell'arte. Come una sorta di auto-embargo abbiamo deciso che è meglio giocare in casa nostra. Forti di un motore diesel che mai ha conosciuto la parola hype ma solo i faccia a faccia dei mille concerti fatti in ogni remoto angolo di questo paese meraviglioso, ci prendiamo la libertà di mandare l'Italia di oggi, i suoi rituali borghesi, le sue liturgie, le sue maschere liberiste a quel paese. È il nostro gioco serio, l'urlo più naturale che c'è quando ci si trova accerchiati e non si riconosce più chi è amico e chi nemico. Quando tutti pretendono rispetto, mancandolo puntualmente».

C’è solo rabbia o anche ironia nel titolo?
«Certo va detto che siamo musicisti, non una associazione sovversiva. Ed inoltre toscani, quindi fanatici dell'autoironia e dello scherno. Non ci interessa dare voce ad un'ipotetica generazione X né tanto meno farci portavoce del giusto: facciamo schifo anche noi, a modo nostro. Ma è importante, ora, adesso, che qualcuno esca dalle righe. Lo faremo noi con questo disco».
Siete stati paragonati a Rino Gaetano.

«Il paragone mi rende felice. Durante l’adolescenza era l’unico cantautore che accettavo. Mi ha aperto un mondo. Gli Zen Circus però vengono dal punk e dall’hardcore: sono cresciuto con quella musica. A Pisa frequentavo il giro dei centri sociali. L’attitudine punk ha sempre contraddistinto il nostro progetto: fatto di genuinità e passione».

 

Il Piccolo, 28 Marzo 2008